Recensioni

6.4

C’è della sostanza in questo esordio di Simona Gretchen. Qualcosa di indefinito ma al tempo stesso tangibile, terreno fertile per frutti acerbi e dai colori cangianti. Una comunicazione senza filtri mediata solo in parte dal buon lavoro in fase di produzione portato a termine da Gianluca Lo Presti e Lorenzo Montanà, ma anche un flusso di parole che si appropria della musica ripiegandola e stropicciandola, per farla rientrare nei limiti imposti dalla metrica.

Viene in mente Alessandro Grazian, quando in Due apprendisti un’acustica suonata senza riguardo si mescola a un immalinconirsi delle trame; si vorrebbe citare la Cristina Donà del disco d’esordio ascoltando alcuni passaggi della mutevole Bianca in fondo al mare. Eppure c’è anche dell’altro. Nell’approccio quasi progressivo – nel senso di estremamente variabile – della scrittura, nella estemporaneità degli umori, nella voglia di seguire il distendersi delle parole senza grossi riguardi per la coerenza delle geometrie. Elettricità e lirismo, dissonanze e melodia, fuse in una concezione di musica istintiva e immediata.

In conclusione, da un lato si assiste a una dimostrazione di carattere non indifferente, dall’altro emerge forse la mancanza di una quadratura precisa che indirizzi gli sforzi narrativi della Gretchen verso un’estetica riconoscibile.

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