Recensioni

Tre lunghe tracce compongono il rientro in pista dell’ex T.A.C. Simon Balestrazzi, da qualche tempo rinato a nuova vita artistica, quasi che l’aria magica della Sardegna lo abbia rinvigorito, almeno discograficamente.
I progetti in solo – l’ottimo A Rainbow In My Mirror per la personale Magick With Tears – si uniscono a una serie di collaborazioni recenti (Dream Weapon Ritual con Monica Serra) o prossime (Candor Chasma, i lavori con Gianluca Becuzzi o con Ikue Mori) che spesso esondano dal campo musicale per transitare verso territori multidisciplinari come danza, teatro, film, esibizioni, e che ci restituiscono un autore in grande forma e perfettamente a suo agio in ambito elettroacustico, a metà tra reminiscenze di un passato esoterico-industriale e umori evocativi da score per film immaginati.
Utilizzando fonti sonore provenienti da strumenti autocostruiti o modificati, The Sky Is Full Of Kites abbraccia un ampio spettro sonoro di matrice più industrial rispetto alle forti componenti naturalistiche ed esoteriche che pervadevano l’ultimo Another View targato Dream Weapon Ritual, riuscendo nel contempo a mantenere sempre coesa una resa generale tendente a stimolare l’abbandono dell’ascoltatore.
I panorami evocati qui sono dunque più foschi, i ritmi più cupi, l’ambientazione generale più di “area grigia”. Il risultato, figlio soprattutto di un maniacale lavoro sul suono e sui suoni prodotti da – si immagina – desueti oggetti di archeologia industriale trattati e amplificati, pur se diluito in suite da più di quindici minuti l’una, mantiene una forza ed un fascino non indifferenti. Muovendosi agile tra pulviscolo dark-ambient, panorami sonorizzati da clangori post-industriali, elettroacustica “materica”, isolazionismo e personale via all'hauntology, The Sky Is Full Of Kites dà la misura di come la “vecchia guardia” italiana sia "vecchia", solo per la carta d’identità e i tristi burocrati.
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