Recensioni

6.7

Difficile scrivere di Simian Mobile Disco senza tirare in ballo, ancora una volta, quella scena electroclash che gli stessi James Ford e Jas Shaw frequentarono, e per la quale dispensarono contributi decisivi. Sono pochi, in ambito elettronico, quelli che sono riusciti a prendere le distanze da certi eccessi – in quegli anni ampiamente sdoganati – e tornare alla carica con materiale rilevante. E allora, sempre di più, si cerca l’essenziale, back to basics, con un disco – Whorl – pensato come semplice registrazione di un set suonato dal vivo (il 26 aprile di quest’anno, al Pappy & Harriets Saloon di Pioneertown, California), utilizzando strumentazione ridotta al minimo indispensabile (un sintetizzatore analogico e un sequencer ciascuno). Schema di fondo molto simile a quello di Holkham Drones, album di Luke Abbott, pubblicato da Border Community qualche mese fa. Un nome, quest’ultimo, insieme al quale i Nostri condividono le coordinate spazio-temporali degli esordi (fermenti post-Gigolo, seconda metà degli anni Zero, Inghilterra), dando per scontate le significative differenze in termini di stile e cadenze produttive, e con il quale tornano oggi ad incontrarsi, con Simian Mobile Disco decisamente più propensi ai ritmi e alla pista.

Whorl disegna un dancefloor vellutato, abilmente posato sulle atmosfere spacey, sgravato dalle ruvidità che furono marchio di fabbrica per qualche stagione. Ricorderemo Tangents, coro di sintetizzatori a più voci su cassa dritta, rievocazione intima di collaudati approcci anthemici, oppure Jam Side Up, che in coda gioca a slegare gli strumenti sul breakbeat. Poi, le costruzioni di layout sintetici sui bpm rallentati di Iron Henge, i tribalismi cosmici di Sun Dogs e Hypnick Jerk, i quadretti dallo spazio in assenza di drum machine, quasi in fotocopia (Redshift, Dandelion Spheres, Z Space). L’amarcord di un passato spavaldo, che continua a confrontarsi con queste nuove direzioni, innesca gli arpeggi di Calyx – distorti sì, ma non così pesantemente come si usava – e Dervish, electro a fumetti con loop di tastiera sopra una traccia di contrappunti ritmici. Una serie di suggestioni che, sulla scia dei precedenti Delicacies (2010) e Unpatterns (2012), dimostrano la presenza di un gusto in costante evoluzione.

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