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“No, non voglio morire davvero / Voglio solo morire nei tuoi occhi”(How To Rent A Room)

Se Starlite Walker aveva mostrato cosa fossero i Silver Jews in un “vero” studio per un “vero” disco, The Natural Bridge va anche oltre. A buon diritto, è lecito credere che Berman si fosse ampiamente stufato delle continue associazioni del suo progetto con i Pavement, e così, approfittando dei sempre più frequenti impegni dei compari, scrive un pugno di ballad con quei pochi accordi che conosce, ci butta dentro quintali di poesia sgangherata e ispiratissima, le arrangia al volo e le registra con altri quattro musicisti semi-sconosciuti (Matt Hunter, Rian Murphy, Peyton Pinkerton, Michael Deming). Ne viene fuori uno stile musicale che, per quanto classico e ortodosso rispetto alla sregolatezza del passato, consente al Nostro di dedicarsi al meglio alla scrittura.

Il risultato è il più bel disco di Berman come autore e compositore. È qui che troviamo il prototipo della ballata à la Silver Jews, How To Rent a Room: giro armonico semplicissimo, dolente cadenza country, voce strascicata sempre sul filo della stonatura e un verso che ti colpisce a primo ascolto (“No, I don’t really wanna die / I only wanna die in your eyes”); un incipit folgorante, che sarà una caratteristica costante dei dischi successivi dei Joos. Per il resto, The Natural Bridge è un lavoro straordinariamente compatto, che da un lato paga il dovuto dazio alle colonne portanti del songwriting folk (lo spirito di Bob Dylan aleggia inevitabilmente su quasi tutte le tracce, così come quello di Neil YoungInside The Golden Days Of Missing You – o anche dei primi R.e.m.Dallas), dall’altro crea atmosfere dense di un minimalismo teso e spettrale (quasi post, come in Ballad Of Reverend War Character), per un esito analogo a quello coevo dell’amico Will Oldham e i suoi Palace. Su tutto, l’inconfondibile stile lirico di Berman, che rende queste elementari country songs dei deliziosi quadretti densi di un esistenzialismo disincantato, colmi di uno humour sardonico e amarissimo (vedi la drammaticità di Frontier Index, la filosofia naif di Black And Brown Shoes, la toccante sincerità di Pretty Eyes).

Insomma, un album talmente riuscito che il suo esterrefatto autore lo vedrà scalare le classifiche indie di fine anno. E’ ufficiale: Silver Jews are here to stay.

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