Recensioni

Il David Berman che avevamo lasciato poco meno di tre anni fa, ai tempi di Tanglewood Numbers, era un uomo finalmente riappacificato, sereno e pronto ad affrontare il futuro di petto, con una nuova attitudine, radicalmente opposta a quella schiva e misteriosa di sempre; così, ha smesso di guardare dentro se stesso, e cominciato ad esplorare il mondo là fuori.
Non è un caso che, oltre alla – sorprendente, dato il personaggio – decisione di andare professionalmente in tour per la prima volta dopo quindici anni di attività discografica, si sia totalmente aperto al pubblico (vedi l’inserto con gli accordi delle canzoni ad uso e consumo di vecchi e nuovi fan). Tutto, però, a scapito di quella inimitabile vena poetica – sardonica, agrodolce, intelligente, immediata – che aveva resto semplicemente unico il suo progetto, con o senza Stephen Malkmus – assente in questo episodio della saga, per lasciare spazio alla scafata touring band che oggi compone l’ossatura dei Joos.
Sì, ha sicuramente i suoi momenti (la trascinante Aloysius, Bluegrass Drummer, la velvettiana e torrenziale San Francisco B.C., la toccante e desertica My Pillow Is The Threshold, la piacevole cover di Open Field a firma di Maher Shalal Hash Baz); ma questo Lookout Mountain, Lookout Sea è solo un onesto, e tutto sommato ordinario, disco di folk rock. Proprio quello che, fino a non troppo tempo fa, non ti saresti aspettato, dai Silver Jews.
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