Recensioni

Alcune cose rassicurano per il solo fatto di rimanere invariate negli anni, come il limone nella bottiglia di Corona, Don Matteo, Lella Costa, le battute di Aldo, Giovanni e Giacomo. Anche i Sick Tamburo riescono ogni volta a consegnare al loro pubblico un senso di conforto e di stabilità, rimanendo tenacemente uguali a se stessi, in controtendenza rispetto alla sete di novità (spesso insoddisfatta) di cui la musica indipendente è alla ricerca convulsa da qualche anno a questa parte. Elisabetta Imelio e Gian Maria Accusani, arrivati al loro quarto album, riconfermano quanto detto nei tre dischi precedenti, riproponendo in Un Giorno Nuovo la classica formula tamburiana che finora ha coltivato la sua variegata nicchia di fan, tra cui la Targa Tenco Motta, che ha voluto collaborare (pare, fortemente) a questo disco, comparendo nel brano Meno male che ci sei tu. Resta quindi molto forte l’impronta rock 90s disseminata di accenni pallidi d’elettronica, i soliti spintoni à la Prozac+ (soprattutto in Oltre la collina e Sei il mio demone), gli accordi circolari, i riff in stile Pixies, ma con alcuni apici di pop come il brano Perdere conoscenza o l’orecchiabile title track dalle tastiere vagamente baustelliane – influenza percepibile anche negli archi presenti in Sei il mio demone.
Rispetto al 2007, quando usciva il loro album omonimo, le scelte musicali ora si fanno più melodiche, sia a livello di suonato che di voce, qui affidata quasi esclusivamente ad Accusani – strada intrapresa già col precedente lavoro, Senza Vergogna – ad eccezione di Dedicato a te, cantata da Elisabetta e Miss Understanding. Il leader sei Sick Tamburo non si tira indietro neanche quando si parla di cantautorato: i testi mantengono una struttura semplice ma evocativa, che non ha paura di affrontare temi scomodi (la pazzia, le ossessioni, addirittura un tumore, come in La fine della chemio), anche con un pizzico di leggerezza (quando parla d’amore, per esempio) e con una schiettezza che probabilmente non scuote davvero, ma ti sputa in faccia le cose come stanno – punto di forza ma anche di debolezza, fin dall’inizio carriera del gruppo.
I Sick Tamburo vengono apprezzati, in fondo, perché vanno avanti per la loro strada, senza rincorrere necessariamente ciò che va di moda, il che non sempre però gioca a loro favore. Ma pare ovvio che il loro obiettivo, prendendosi tutti i rischi del caso, non è quello di ricercare un pubblico che non appartiene al loro mondo. Quindi sì, la band di Pordenone sarà anche passata, anzi passatista, outdated, ormai quasi vintage, ma in fondo è tra i gruppi di media portata di questo ambiente che, nonostante facciano le stesse cose da dieci anni – venti, se si considerano i Prozac+ – riescono a risultare ancora interessanti.
Amazon
