Recensioni

A due anni di distanza dal primo omonimo tornano i Sick tamburo con A.I.U.T.O (Altamente Irritanti Umane Tecniche Ossessive). Poco da dire, bisogna riconoscere alla band una capacità evolutiva inattesa soprattutto per quanto concerne i suoni. Si preme sempre sul monocorde ossessivo di chitarroni ed effetti synth controbilancianti, ma non è mai sgradevole né banalizzante il modo con cui i Sick tamburo tengono alte le linee melodiche fatte di ripetizioni, variabili e inserti elettronci accennati, sottili. Rimane, tuttavia, il problema dei testi che dimostrano una certa fissità stilistica divisa tra gli afflati punk e il vuoto più totale.
Se li pensiamo in un'ottica anacronisticamente punk, brani come Magra, Finchè tu sei qua, La danza, si salvano da un rovinoso buco nero di cose nate già vecchie, prive di ogni sostanza testuale e d'innovazione sonora. A.I.U.T.O. è un disco di genere ed è proprio considerandolo tale che in effetti lo si può capire e anche apprezzare. Di fatto un buon lavoro, uno spin off low profile di alcuni passaggi dei CCCP (Televisione pericolosa su tutte) che offre il meglio quando incontra Il Teatro Degli Orrori e va in rovina quando fanno capolino influenze elettroniche alla Subsonica.
Verrebbe da dire che, in effetti, non c'era prima di loro in Italia qualcuno che andasse a recuperare un songwriting di matrice punk attualizzandolo e facendolo uscire dalla gabbia dei suoni punkrock delle band dei 90s: Sick tamburo ce la fa, riproponendosi con un album che in ogni caso ha ben motivo di esistere, oggi, tra tanti manierisimi sul nulla. Bastano in effetti i tre brani d'apertura (su tutti il malinconico primo singolo E so che sai che un giorno) a mostrarci quella rabbia, quel veleno e quella nevrosi che se allora il duo anticipò, oggi ha ben motivo di essere riproposta.
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