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L’onda lunga, ed apparentemente inesauribile, del folk revival, che ha permesso la riscoperta di formazioni e solisti di indubbia qualità come Fairport Convention, Sandy Denny e Vashti Bunyan, compie oggi la sua opera probabilmente più meritoria andando a ripescare nei cassetti di chissà quale archivio, l’unico album inciso da questa cantante/attrice tedesca dei primi anni settanta che risponde al nome di Sibylle Baier.

Concepito nel triennio che va dal 1970 al 1973, Colour Green nasce in maniera quasi casuale, come appendice di un lungo viaggio da Strasburgo a Genova che Sibylle compie assieme alla compagna ed amica Claudine. Una volta tornata in patria, probabilmente ispirata dalle meraviglie naturali ed umane incontrate durante il tragitto, la Baier decide di riversare queste emozioni all’interno di una canzone, Remember The Day, brano che diventerà poi il fulcro attorno al quale si svilupperanno le altre tredici canzoni che andranno a comporre la scaletta definitiva di Colour Green.

Fortemente influenzata dagli artisti citati in apertura di articolo, ai quali è giusto aggiungere anche il Nick Drake di Pink Moon, Sibylle dimostra di possedere una scrittura lineare e fortemente emozionale, malinconica ma mai disperata, ideale per cesellare i fragili racconti di vita vissuta che costituiscono il tema ideale dei suoi componimenti per sola chitarra e voce. Ed è proprio questo elemento, questa essenzialità di materiali a rendere prezioso un album come Colour Green, frutto della naturalezza con cui questa ragazza è riuscita a rendere così preziosi questi fragili e, per certi versi, ingenui brani, interamente registrati tra le pareti della casa materna, senza l’aiuto o la supervisione di un tecnico, di un fonico oppure di un altro musicista. Le uniche “armi” in possesso della Baier sono state la voce e la propria capacità espressiva, due caratteristiche straordinarie che nell’iniziale Tonight riescono a combinarsi in una maniera talmente sublime da toccare vette di assoluta eccellenza, regalando all’ascoltatore un brano che non esiteremmo, oggi, ad oltre trenta anni dalla sua incisione, a definire un classico senza tempo.

Un ringraziamento sentito a J Mascis, coordinatore dell’operazione (pare sia stato il figlio della Baier a mandargli una copia del disco della madre), ed ai responsabili della Orange Twin di Athens che hanno reso possibile il recupero di questo piccolo gioiello.

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