Recensioni

5.9

Chitarre e attitudine mescolano indie, noise, punk e hardcore: lo stesso mare magnum alternative in cui si sono mossi i Verdena. Ma la ripresa dei linguaggi che hanno forgiato la versione nostrana delle sonorità d’oltreoceano chiama in causa anche One Dimensional Man, Il Teatro degli Orrori, fino agli Zen Circus: una possibile (non l’unica) traiettoria lungo cui ricostruire l’albero genealogico delle influenze dei Si! Boom! Voilà!, forse la peggiore ragione sociale mai scelta per un progetto di questo tipo.

Se il curriculum degli strumentisti parla da sé — Roberta Sammarelli e Giulio Ragno Favero sono due decani della scena nostrana; Davide Lasala (Edac Studio) e Giulia Formica, chitarrista e produttore il primo, batterista la seconda, sono entrambi ottimi musicisti — N.A.I.P., al secolo Michelangelo Mercuri, ne è l’agent provocateur, la matta nel mazzo di un esperimento spinto da urgenza e fisicità. Un progetto annunciato come nuovo capitolo nella carriera di Sammarelli, dopo l’uscita dal trio bergamasco.

Le undici tracce dell’album sono appuntite frecce scoccate …verso il nulla. In Santi Numeri teatralità e beffardaggine porterebbero a evocare Mike Patton; in Lavori in Corso verrebbe da tirare in ballo Giovanni Succi; Un pezzo degli Swans è quasi un’outtake dei Bluvertigo feat. Piero Pelù? Magari! Pinocchio prende ancor più slancio per sparare in faccia un «rido di gusto, rido e disgusto, rido e poi piango e anima il canto», mentre la band va letteralmente per conto suo, alternando impeto Big Black a un bridge in ralenti post-rock. Tutto a caso! geniale? Bah!

In chiave indie rock, con Mercuri su un registro melodico-narrativo, le cose funzionano meglio (Voilà); in quella intimista (Lavori in Corso) languono e basta, su testi che più li ascolti e più vorresti non averlo fatto.

Si! Boom! Voilà! non è di per sé un disco orribile. La band sa perfettamente quello che fa, N.A.I.P. è una questione di predisposizione personale. Rimane però la sensazione di un lavoro estemporaneo, capace di appagare più i musicisti coinvolti che non l’audience a cui è rivolto.

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