Recensioni

La nota stampa sottolinea come delle 15 composizioni che sono finite nella versione definitiva dell’album non ve ne sia alcuna in cui gli strumenti suonati siano meno di venti. Ovviamente dal solo Shugo. Il ritorno a distanza di due anni dal precedente disco che lo aveva fatto conoscere a un pubblico internazionale più vasto è, se possibile, ancora più ricco e stratificato.
Per la prima metà dello scorso anno Shugo si è chiuso nel suo studio casalingo, con un trasporto e un’urgenza creativa che lo hanno visto suonare e comporre senza sosta attingendo a tutte le acque buone che conosce per creare un fiume in piena di suoni e melodie che si potrebbe riassumere come se i Beatles di Yellow Submarine e St. Pepper si volessero fondere con i Beach Boys di Pet Sound, ma incorporando anche un certo Prince e anche un po’ del Paul Simon solista. Il tutto senza dimenticare i tocchi di tradizione giapponese (esplicita nello scherzo di Mubyo) o la passione anche per gli strumenti-giocattolo (Micro Guitar Music).
Il risultato di questa stratificazione è un album denso di suoni e dettagli, che può suonare talvolta forse un po’ stucchevole per chi non abbia lo stato d’animo adatto. Ma l’inventiva è tale e la vena talmente buona che il power pop da Poker con i suoi cori da spiaggia lo mandi a memoria al secondo ascolto, che la magica dolenza in crescendo di Helicite fa tornare spesso sul tasto del repeat, che di Ord Gate è un’invenzione etnopop strepitosa, che… potremmo continuare così praticamente per tutti i brani della scaletta.
Fin dal titolo (e dalla copertina) In Focus? esplicita la carica visuale che i brani del polistrumentista giapponese si portano dietro. Non sia strano che il vaudeville circense che a tratti emerge carsicamente lungo quasi tutto l’album faccia pensare alle immagini colorate dei film di Wes Anderson o alle tavole di Maurice Sendak. Ma potremmo pensare anche allo spirito di meraviglia di un film come Totoro del maestro Miyazaki e, probabilmente, ognuno avrebbe la sua da dire in proposito. Rimane il fatto che In Focus? è un piccolo capolavoro di quella nicchia di genere in cui oltre alle melodie cristalline ci sia aspetta arrangiamenti spiazzanti, dettagli intelligenti, una ricchezza quasi barocca che ci faccia ascoltare la musica con le orecchie di un bambino.
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