Recensioni

A volte succede il miracolo: un semplice disco indiepop, per lo più influenzato da un certo numero di altri dischi indiepop, ti parla. Ti mette all’angolo, ti afferra, ti fa ballare. E quando ha finito di scuoterti, di riempirti, sembra quasi chiederti di investigare la sua algebra sonora solo apparentemente decifrabile, di comprendere il suo teorema.
E’ così che, armati di pazienza, curiosità e costanza si penetra in Howl Howl Gaff Gaff, il lavoro di debutto degli svedesi Shout Out Louds. Un lavoro molto più intenso, pregnante e significativo di quanto ci potrebbe aspettare. E’ vero, le canzoni di questo disco (che è un disco, come si dice, “di canzoni”) non sono particolarmente differenti quanto a forma e sostanza dai momenti più tondi ed efficaci di certa discografia di Bright Eyes, dagli anthems casalinghi dei Lucksmiths o dalle nenie sincopate dei Belle & Sebastian; ma dopo avere saltato per mesi su pastiches d’eccezione come 100°, Very Loud o Please, Please, Please, frammenti colorati perfettamente colorati e compiuti, ci si accorge di avere realmente a che fare con i pezzi di un puzzle. Dunque, sembra quasi necessario tirare ancora una volta fuori la vecchia, abusata ma sempre affascinante etichetta di “concept album”: sciogliendo il rebus composto dal nome della band, il nome del disco – un non-sense quasi onomatopeico – ed i testi tanto dei pezzi già citati (Very Loud è il racconto di una relazione tra una persona che parla troppo ed una che è decisamente stanca di parlare) quanto di There’s Nothing (“there are words that never should be said, but there’s nothing I can do about it ‘cause the words are always in my head”) oppure la programmatica Oh, Sweetheart (“whatever I said, I didn’t mean it; whatever I said, I take it back”) viene fuori una piccola opera sulla non-comunicazione, o piuttosto sulla non-comunicabilità. In altre parole, è come se il disco intero degli Shout Out Louds fosse un cubo di Rubik che confonde e ricompone nient’altro che la sensazione spiacevole di voler davvero gridare a squarciagola quello che si prova – anche se ogni volta viene fuori non meno sconnesso e confuso di un qualsiasi howl howl gaff gaff.
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