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6.5

È una vera e propria nuova “età dell’oro” quella che sta vivendo il soul in questi anni dieci quasi agli sgoccioli. Tra i primi a crederci in questa rinascita, sicuramente sono stati quelli della Daptone, che hanno prima recuperato dall’oblio gente come Sharon Jones, Charles Bradley e Lee Fields e poi sparato sulle pagine (cartacee e di bytes) della critica musicale figurini come la Menahan Street Band e la Budos Band. Anche nella vecchia Europa, però, non sono rimasti con le mani in mano, e lo dimostrano coi fatti realtà sempre più strutturate come la nostrana Record Kicks (Hannah Williams e Tanika Charles per citarne due) e la spagnola Tucxone, label licenziataria di Wishes and Wants, secondo capitolo della carriera di Shirley Davis and The Silverbacks.

Anglo-jamaicana di natali ma australiana di adozione, Shirley Davis è da molti considerata l’erede naturale di Sharon Jones e, in effetti, bastano pochissimi secondi di ascolto per rendersi conto della somiglianza tra le due, accomunate da un talento e da una tecnica sicuramente fuori dall’ordinario. C’è tanta sostanza in Wishes and Wants e lo dimostrano tracce come la title track, Treat Me Better, la James Brown-iana Kisses (un tripudio di mash potato e boogaloo) e i venti minuti e passa di Nightlife, afrobeat grondante di sudore sparato dai bassifondi di Lagos.

Lavoro ben registrato e impacchettato, Wishes and Wants non andrà certamente a stravolgere gli standard del genere, ma regala una bella oretta di soul fatto con il cuore.

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