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Shintaro Sakamoto era chitarra, voce e centro nevralgico degli Yura Yura Teikoku, band chiave della psichedelia giapponese degli anni ’90 e 2000, con radici negli High Rise, Fushitsusha e White Heaven. Un percorso da recuperare assolutamente: dal garage-blues al proto-glam fino a uno psych pop sempre più esotico, che rappresenterà il punto d’ingresso della sua carriera solista. A una postura rock sempre più inclinata verso la ballad subentra una dimensione più spumeggiante e decisamente post-moderna: una sofisticata orchestrina incollata sullo sfondo di una cartolina caraibica arrivata a destinazione con decenni di ritardo. Melodie zuccherine, morbidi funk e una disco rilassata si intrecciano in pattern ritmici e stratificazioni timbriche anche complesse; una retromania che guarda a musiche tra anni ’50 e ’70, ma capace di inoculare disagio anche nel più solare dei wah-wah.

È un mondo ricostruito con precisione filologica, ma fatto di cartone: un Truman Show dove la porta del set è già visibile. Basta avvicinarsi, ingrandire l’immagine, per cogliere il dettaglio perturbante sotto la superficie patinata per trovarsi davanti la cover di Let’s Dance Raw, dove compare uno scheletro in completo, steel guitar sulle ginocchia, sospeso tra nuvole che non si capisce se siano innocui vapori tropicali o ritagli ingranditi di un fungo atomico.

Con Yoo-hoo, quinto album solista pubblicato dalla sua Zelone Records, Sakamoto torna con AYA al basso, Yuta Suganuma alla batteria, Tetsu Nishiuchi ai fiati e gli interventi di Manami Kakudo alla marimba. Dal debutto How To Live With a Phantom (2011), gli album pubblicati finora sembrano stagioni della medesima serie: una vacanza sonora calda e assolata, scaldata dai sax, umanizzata dal soul e inumidita dal kayō, il pop melodico giapponese degli anni ’60. Qui si arriva a una forma di accettazione tiepida, quasi dimessa. Sakamoto non ha mai sbagliato un disco e questo, che suona come un Kevin Ayers calato nell’era del climate change (Justice), appare forse il meno incisivo. Ma la formula non è certo esausta.

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