Recensioni

I tocchi di entrambi i producer sono assolutamente riconoscibili, e non potrebbe essere diversamente per la riuscita di questa azzeccata accoppiata di fuoriclasse britannici. Da una parte c’è sempre gusto nell’ascoltare gli innesti horror, i bassi spugnosi e il sapiente arco ritmico del padrone di casa Tectonic, dall’altra è bello sentirci tutto un farcimento di voci e campionamenti provenienti dalla gigantesca collezione sherwoodiana, specie quella legata al dub storico, alle voci millenariste del reggae e dintorni. L’incastro tra i due si risolve in un piano inclinato su ampi spazi e ambienti notturni, in generale su un vigile approccio meditativo, dicono loro, ma è chiaro che c’è anche posto per un lato più energico e club oriented.
Per i dettagli sull’incontro e la scintilla che ha fatto scattare la collaborazione tra i due vi rimandiamo a un’intervista di qualche tempo fa; a proposito dei rispettivi meriti, invece, ricordiamo l’inestimabile ruolo del boss di On-U nelle contaminazioni tra punk e reggae e del bristol sound (vedi le progenie Pop Group, Mark Stewart) e nel restituire nuova vita alle carriere di Lee “Scratch” Perry, Prince Far I, Bim Sherma ecc, e sottolineiamo l’importanza del lavoro di Pinch sia come dj sia come innovatore nell’evoluzione e nelle contaminazioni del dubstep e dell’elettronica britannica tout court e, per ciò che ci interessa qui, nelle sue declinazioni più congeniali alle morbide curve a gomito del bristoliano.
Di fatto è Ellis a dominare la prima e più eccitante parte della scaletta con i bordoni dark-garage di Gimme Some More (Tight Like That) o dell’iniziale Shadowrun. Accanto a Adrian, il sound del bristoliano ne risulta rinvigorito da tocchi di classe, effetti ed echi che all’apice della belligeranza possono ricordare (non a caso) certe produzioni di Mark Stewart (Precinct Of Sound). Altrove riemerge la firma di Sherwood più classica, ed anche la safety zone del disco, ovvero un sound dalla vena più classicamente On-U, con una Bucketman dalle parti delle ultime cose di Lee Perry e una Wild Birds a rimettere in gioco una vecchia tag, il trip hop.
Di più della somma delle singole parti, Late Night Endless, crea un ibrido sonico avvincente tra On-U e Tectonic, dub e half step, Giamaica e tech-step, non dimenticando il binomio tra afrofuturismo e bass culture caro a Kode9 (Africa 138). Magnificando la terna di roller di Pinch, e non tacendo qualche compromesso, abbiamo nelle orecchie il suono di un soundsystem interstellare. L’album che ci aspettavamo dal duo.
Amazon
