Recensioni

7.2

Basta poco a Shannon Wright per ammaliare: una voce intensa nel porgersi, una ritmica secca e precisa, qualche tastiera e corda elettrica ma d’acustico sentire (e viceversa…). Grossomodo come se PJ Harvey si domiciliasse nella Chicago del decennio scorso, per quanto il paragone sia in ogni caso riduttivo verso chi possiede una cifra autoriale propria. Che sa alternare rabbia (Violent Colors) e sperimentazione (Palomino) tanto quanto rinvigorire in modo esperto le strutture della forma canzone (Dim Reader) oppure concedersi suggestioni cameristiche (Chair To Room). Messo da parte quel poco d'elettronica casalinga che faceva capolino nel precedente Honeybee Girls, Shannon torna a cacciare la testa fuori della camera e guardare giù in strada, declinando post il verbo folk-rock con furore più (Commoners Saint) o meno (Fractured) meditativo.

Trovando – lei e noi – requie in un pugno di ballate dalla pienezza autoriale non comune come il capolavoro On The Riverside, oppure come le Satellites, Merciful Secret Blood Of A Noble Man e Under The Luminaries capaci di dipanare con mano ferma incantesimi di semioscurità e deboli chiarori. Ci si addentra nel disco per nulla respinti dalle sue forme, osservando anzi l’intimismo farsi pian piano largo tra le maglie della tensione, come se Shannon volesse riassumere in trentatré minuti un intero percorso decennale. Fino ad oggi sempre persuasivo e appassionato, come le gocce di questo “sangue segreto”.

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