Recensioni

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Siamo certi che da lassù Fela Kuti, almeno
musicalmente, non ha di che lamentarsi. L’afro-beat  gode di ottima salute e di un meritato
rispolvero: le compilation sul genere strabordano, i sinceri epigoni non
mancano e le proli lo onorano. Seun Kuti, parimenti il fratello Femi, riprende
il discorso del cotanto padre. Destini simili (e madri diverse) quelli dei due
Anikulapo, legati sì dal nobile pedigree come nella militanza negli Egypt 80,
ma mentre il maggiore, Femi, ha poi preferito i Positive Force, il giovane Seun
ha deciso di ripartire proprio da lì, dall’ultima band capitanata dal padre. Dunque
Egypt 80 al completo, con tanto di mamma Moturayo ai cori. Da parte sua, Seun
spiega sudore, groove e proclami (“Problemi dell’Africa, troppi per parlarne,
troppi per essere risolti, ma io devo parlarne, devo sconfiggerli”, canta in African Problems) alla pari del
genitore, augurandoci nessuna ritorsione fisica. Ha una voce spessa, fiato a
iosa (suo anche il sax alto) e l’intesa col gruppo è totale, quasi commovente. Fire Dance, elogio alla femminilità
africana, come titolo suggerisce è una vertiginosa danza rovente; Mosquito Song tocca il delicato problema
della malaria, Na Oil invece quello
dei traffici petroliferi in Nigeria; Many
Things
se la prende col governo africano. Tutte rivendicano rispetto.

Inutile dilungarsi musicalmente, visto che parliamo
del ritmo che, secondo Brian Eno, insieme al motorik dei Neu! e il funk di
James Brown è il più importante dei ‘70. Sulla schiena del venticinquenne Seun
domina un tatuaggio: Fela Lives.

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