Recensioni

6.8

C’è una vena stilistica in Brasile che, un po’ saltando a piè pari la tradizione e un po’ tenendone conto, si ricollega in modo saldo e duraturo al fenomeno Tropicalista, autentica rivoluzione culturale a tutto tondo che finì per estendere la propria influenza fuori dai confini nazionali. In questo panorama, Jorge – un gruzzolo di album all’attivo prima di questo, solo ora distribuito più capillarmente da noi – chiude con arguzia dadaista un cerchio: era quel tipo che cantava le canzoni di Bowie nella sua lingua madre lungo lo splendido La vita acquatica di Steve Zissou. Qualcosa vorrà senz’altro dire, ne converrete. 

America Brasil: O Disco parla chiaro sin dal titolo, moderno e passatista in parti uguali e amalgamate con discreto equilibrio, guardando a nord quel che basta e dispiegando in un’ora scarsa fusioni tra corde acustiche ed elettriche, tappeti percussivi tradizionali e zigzagante violino, batteria secca dall’attitudine “rock” e atmosfere di chiara provenienza (Mariana). Un’idea di cantautorato verdeoro socialmente consapevole e qualche volta venato di suggestioni occidentali (si veda il blues amazzonico Trabalhador), quella di Jorge, che pur senza ardire eccessivamente sa porgere canzoni niente male: su tutte, le vivaci Mina Do Condomìnio e América Do Norte, una Borguesinha che immagina Stevie Wonder in gita a Bahia, il treno in corsa tra luci e ombre Sò No Chat.

Simpatico e dotato di talento, il ragazzo, come dimostra la frenetica bossanova di commiato Voz Do Massa, benché sia spesso frenato dalla troppa voglia di dire, da una scrittura talvolta monocorde e morbida come certe soluzioni di arrangiamento. Non è – né probabilmente sarà – “il nuovo Veloso” o “il prossimo Cantuaria”, ma a considerarlo da questo punto di vista gli faremmo solo torto, cosa che non merita affatto (

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