Recensioni
5.9

Quindicesimo disco per i Sepultura, che dalla primissima formazione – risalente a più di trent’anni fa – sono per la quasi totalità approdati ad altri progetti, ad eccezione dell’unico superstite (e chitarrista emerito) Andreas Kisser. Il nuovo lavoro viene presentato già da qualche mese come un concept sulla povertà e sulla diseguaglianza, idealmente diviso in quattro parti/temi; in realtà la differenza fra le tracce non è poi così marcata, e il disco risulta essere un classico disco di thrash metal con influenze e sonorità aliene al genere, che dovrebbero in teoria svecchiare la proposta dei brasiliani.
Sicuramente migliore del precedente Machine Messiah, il lavoro condisce una varietà di suoni che va dall’ottimo assolo di Kisser su Raging Void (vicina a un nu-metal melodico à la Deftones), passando per un classico arpeggiato con percussioni tribali inevitabilmente in salsa Roots mescolate a un coro sinfonico (in Guardians of Earth viene in mente pure la colonna sonora di Mission), arrivando fino al prog tecnico strumentale di The Pentagram, agli assoli supertecnici su spinte energizzanti à la Pantera in Means To An End e a qualche puntatina melodica vicina agli ultimi Metallica in Fear, Pain, Chaos, Suffering.
Quadra è un apprezzabile sfoggio di tecnica che ha sicuramente divertito i musicisti in fase di composizione e compiacerà i fan durante i concerti, ma non trasmette purtroppo la carica dei grandi capolavori del gruppo. Più di qualcuno – al tempo dell’uscita dalla band del frontman e cantante Max Cavalera – si chiedeva come mai Kisser non avesse cambiato nome al gruppo madre. La mossa lungimirante ha mantenuto il brand, ma il lupo oggi, oltre a perdere il pelo, ha perso pure il vizio di farci emozionare con una carica che da Schizophrenia fino a Chaos A.D. ha raggiunto uno degli apici del thrash tout court.
In linea teorica, l’evoluzione non è da rigettare, anzi in generi iperblindati come il metal, di solito è ben accetta e non a caso gli stessi Sepultura con il già citato Roots hanno costruito uno dei più significativi cambi di sonorità – importando strumenti dalla tradizione folk brasiliana – in un’estetica che molte volte viene tacciata di chiusura e autoreferenzialità. Ma qui è proprio l’essenza del gruppo ad essere mutata in toto. I Sepultura hanno perso l’anima (qualcuno ha detto Soulfly?) e rappresentano un bravissimo gruppo di tecnici che purtroppo non ha più molto da trasmettere a livello di pancia. Un riciclo continuo di idee – alcune buone, alcune stantìe – non focalizzato su percorsi riconoscibili e duraturi. Troppi elementi che frammentano la proposta, configurandola come sfoggio di sterile tecnicismo. Bravi sì, ma decisamente troppo freddi e pomposi.
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