Recensioni

Lo sa bene chi li ha seguiti sin dagli esordi: i Selebrities non hanno mai faticato a scrivere belle canzoni. Ciò che mancava al debutto lungo Delusions (2011) era soltanto il giusto bilanciamento tra l’anima dream e synth-pop (affine al recente spin-off sotto l’egida Twin Shadow, Rush Midnight) e quella smaccatamente new wave e post-punk (dello stesso stampo 80s ed all’epoca fin troppo dominante). Un bilanciamento che arriva puntuale, assieme ad una migliore produzione, con questo Lovely Things.
Il quartetto di Brooklyn non può, dunque, che piacerci più ora che allora, nel suo evitare di dover (ancora) necessariamente rispondere ai vari Cure, Visage e Chameleons, ma far piuttosto intercedere le più fresche letture revivaliste della generazione Captured Tracks (col giro di Born Killers che è la miglior cosa che i Beach Fossils hanno mancato di consegnarci).
Non può che piacerci più ora che allora se la stessa Maria Usbeck, pur senza perdere l’ordine dreamydelle cose, vede di liberarsi di qualche cliché di genere conciandosi più propriamente da starletta pop (fino alla totale immedesimazione con Shirley Manson dei Garbage in Wither Away) e se la proposta risulta, in generale, più personale; se, infine, le belle canzoni che i Selebrities non hanno mai faticato a scrivere diventano, per piglio e semplificazione, anche memorabili. Su tutte: Temporary Touch, coi suoi scenari tropical a far da contraltare alle chitarre wave. Vale come abbraccio all’estetica Cascine di cui si era finora rimasti ai margini, come consacrazione del tag “summertime goth” col quale i nostri si presentano sui social network e, appunto, come singolo dell’estate per chi, secondo fede musicale, è costretto al nero tutto l’anno.
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