Recensioni

7

L’avevamo lasciata in terra americana a far coppia con Bonnie Prince Billy nel precedente This Fool Can Die Now (2007) e con Steve Albini a contenere la nota irruenza della polistrumentista inglese. A distanza di tre anni, ancora con Albini alla produzione, l’irruenza di Scout Niblett non si è pacificata, anzi.

Laddove nel penultimo prevaleva una certa riflessione, anche nel suono, ora è essenzialmente un blues scarno e recitato, sensuale a tratti e minimale, a farla da padrone. Album perfettamente in linea con il suo stile, d’altra parte, The Calcination of Scout Niblett ripropone questa volta l’essenza più oscura e tormentata di una musica ridotta all’osso, sola chitarra elettrica, voce e ritmica dilatata e una produzione che le lascia lo spazio necessario, esaltandola nei saliscendi ritmici e vocali. A ricordare qui più che mai una Shannon Wright essenzialissima o la prima PJ Harvey. Il blues urgente è infatti la chiave di lettura dell’album, che viene riproposto tra spasmi e controtempi, accelerazioni e decelerazioni. Un’altra declinazione del suo songwriting, qui reso omogeneamente e in coerenza con una carriera ormai decennale.

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