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8.5

Riesce molto difficile racchiudere nello spazio limitato di una recensione l’ennesima opera compiuta di quel genio musicale contemporaneo che conosciamo sotto il nome di Scott Walker. A distanza di 6 anni dall’oscuro ed estremo The Drift e intrapresa sin da metà anni ’80 una strada che lo ha definitivamente separato dalla prima parte della sua carriera “pop”, l’artista americano procede senza minimamente guardarsi indietro, andando continuamente al di là dei propri limiti.

In questo consiste la sua sfida, effettuata con autentica passione artistica e un sottile e crudo sense of humour: superare la forma musicale, mescolando generi e modi, attitudini, umori e materiali più disparati, di cui la musica è solo una parte. Il risultato, anche e soprattutto in questo caso, è un patchwork che trascende le singole parti, per farsi risultato artistico a tutto tondo, capolavoro.

Lavoro fatto, in ordine”, recitano le note stampa a proposito del significato dell’espressione Bish bosh, che nel titolo dell’album diventa Bish Bosch, citando il visionario e simbolico pittore fiammingo Hieronymus Bosch. L’’ordine’ è quello derivante dalla giustapposizione delle parti, in questo caso l’album non è un vero e proprio concept ma consiste in tante piccole narrazioni, che nel disegno del musicista diventano un unicum organico, un fluire ininterrotto di cantato, recitato, sofferto e declamato. Lirica e drammatica, tesa e liberatoria, ma più ricca di sfumature e meno oscura rispetto al precedente disco, l’opera segue il filo della voce narrante Walker, che si fa guida attraverso l’humus figurativo e sonoro, iterativo e cinematico. Come un dipinto di Bosch, si scoprono sempre nuovi tasselli e angolazioni che ne completano il senso, mescolando bene e male, senza dare alcun giudizio.

Musicalmente Bish Bosch è abbastanza affine a The Drift per quanto riguarda l’aspetto formale: abolita quasi del tutto la forma canzone, il cantato-recitato, lirico ed espressionista procede liberamente come un flusso, accompagnato dall’onnipresente ritmo, e dall’uso di chitarre, tastiere e fiati, che ne contrappuntano il narrato. Tutti elementi, quest’ultimi, che rappresentano una novità assoluta. L’orchestra è usata soprattutto funzionalmente per gli effetti sonori; l’effetto è quello di una pienezza assoluta di suono ed è lasciato totale campo libero alla sperimentazione e alle soluzioni di arrangiamento: fra gli “strumenti” usati è presente perfino un machete.

Testi e suoni procedono di pari passo, intersecandosi gli uni negli altri, in un procedimento cinematografico, che richiama molto una danza sonorizzata, più che un album sperimentale tout court. E non a caso dopo The Drift Scott Walker aveva composto And Who Shall Go To The Ball? And What Shall Go To The Ball?, una suite strumentale per una pièce di danza contemporanea del coreografo Rafael Bonachela, pubblicata in edizione limitata nel 2007, mentre nel 2009 si era occupato delle musiche di un altro balletto, Duet For One, coreografato da Aletta Collins ed ispirato a Jean Cocteau.

I testi di Bish Bosch uniscono tante piccole e grandi storie, flash e narrazioni che comprendono vicende storiche (l’esecuzione del dittatore rumeno Ceausescu e di sua moglie Elena in The Day The ‘Conducator’ Died, un buffone della corte di Attila e la recente scoperta astronomica di corpi substellari freddi fuori dal Sistema Solare nella lunga suite SDSS1416 + 13B (Zercon, A Flagpole Sitter), Gorbacev, Reagan, i nazisti, il Ku Klux Klan…), ambientazioni geografiche (Danimarca, Alpi, Hawai (Hepizootics!), antica Roma e Grecia…), metafore prese dalla medicina e dalla biologia molecolare, citazioni bibliche, cinematografiche e quant’altro. Il tutto unito in un procedimento che unisce cut-up, reinvenzione storica, sci-fi e spesso mescolamento di più di una storia in uno stesso pezzo (come nel caso della suite citata), con termini ricercati di inglese colto e vocaboli specifici di genere.

Non una fruizione facile, tutt’altro, Bish Bosch, ma l’ascolto ripetuto ripaga ampiamente, rivelando via via sempre nuovi indizi, in un’esperienza sonica totalizzante e immersiva, in cui lasciarsi sommergere.

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