Recensioni

6.8

Il primo problema che dobbiamo affrontare tutti, uomini e donne, non è imparare, ma disimparare“. Tira in ballo una frase dell’intellettuale femminista Gloria Steinem il quarto album di Scott Matthew, interamente dedicato a riletture di brani altrui. Il cantautore di Queensland è l’ultimo di una lunga serie di artisti che hanno sentito la necessità, almeno per una volta in un’intera carriera, di concedersi dischi da interprete: a volte con operazioni filologiche (si pensi agli standard jazz di As Time Goes By di Bryan Ferry o ai classici americani in Am I Not Your Girl? di Sinéad O’Connor, al tributo alle grandi firme della canzone d’autore made in Canada Hymns Of The 49th Parallel di k.d. lang o ai classici francesi o dell’ex Unione Sovietica ripresi da Marc Almond), altre volte con l’intento di destrutturare i brani e farli diventare qualcos’altro (Scratch My Back di Peter Gabriel). Unlearned nasce per soddisfare entrambe le esigenze: è tanto un lavoro di recupero delle proprie origini da “ascoltatore” quanto una volontà di incidere finalmente in studio cover proposte durante i concerti, spogliate e riarrangiate, rese il più delle volte irriconoscibili.

Scott Matthew è il cantante intimista, sensibile e romantico che abbiamo già apprezzato a partire dal suo debutto autografo, ma se nelle prime tre prove ci siamo concentrati sulla qualità del suo songwriting, qui il vero perno del lavoro è la sua voce, il suo talento nell’interpretazione, la sua fantasia nello scomporre e ricomporre brani amatissimi che poco hanno a che fare l’uno con l’altro. Potrebbe sembrare una scelta scontata, quella di Love Will Tear Us Apart, se ci fermassimo all’artwork minimale senza ascoltare il risultato dolcemente straziante del nuovo trattamento; un piano, una chitarra e un ukulele sono i fedeli compagni di viaggio che si è scelto Scott per Unlearned, salvo due belle sorprese: la voce di Neil Hannon che lo accompagna nell’evergreen Smile di Charlie Chaplin e la toccante accoppiata padre-figlio (l’ospite è Ian Matthews) in Help Me Make It Through The Night, dal repertorio di Kris Kristofferson. La nuova versione di To Love Somebody dei Bee Gees culla, commuove e fa quasi dimenticare il fatto che ci siano già state decine di rivisitazioni (da Bonnie Tyler a Jimmy Somerville, da Rod Stewart al duo Billy Corgan-Robert Smith), e mai avremmo pensato che, una volta privata degli steroidi soul tipicamente anni ’80, I Wanna Dance With Somebody di Whitney Houston potesse celare una malinconia tanto disperata. Ridotta in cenere e ricreata da capo, come fecero Antony con Crazy In Love di Beyoncé o Sarah Jane Morris con Toxic di Britney Spears, si distingue anche dalla più fedele interpretazione di David Byrne eseguita live alla Union Chapel.

Si procede a salti temporali e geografici, passando da Darklands dei Jesus and Mary Chain a No Surprises dei Radiohead, da Harvest Moon di Neil Young (già magistralmente ripresa da Cassandra Wilson per lo splendido New Moon Daughter) a una Total Control dei Motels che in Italia ebbe una certa fortuna grazie alla versione di Anna Oxa. Spicca anche un intenso remake di I Don’t Want To Talk About It, brano reso noto prima da Rod Stewart e poi dagli Everything But The Girl (per il film Philadelphia la rilessero le Indigo Girls).

Scott Matthew ci mette passione e impegno nel “disimparare” le canzoni prese in esame e rimetterle in circolazione nelle sue personalissime versioni, vibranti, intrise di una lacerante dolcezza. Non lo consiglieremmo come primo passo per conoscere questo artista e forse non è neppure un disco imprescindibile, ma Unlearned resta un intrigante esempio di come, quando si è sicuri dei propri mezzi e quando si getta sul serio il cuore oltre l’ostacolo, anche un’operazione che sulle prime potrebbe far storcere il naso diventa un’esperienza d’ascolto unica e affascinante. Provare per credere.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette