Recensioni

Scott Matthew o dell’espressività: il songwriter australiano stanziato a NY e arrivato al quinto album si conferma interprete intenso. Una base folk e chamber agli inizi, poi via via sempre più un’ampiezza strumentale e di arrangiamenti, insieme a tanto pathos e teatralità, ne hanno fatto un mix tra Antony e il Bowie più cantautorale. Matthew ha da sempre puntato sull’interpretazione, anche live, infatti il bel cover album di un paio di anni fa (Unlearned) aveva attestato le sue doti di performer sensibile e personale.
This Here Defeat, realizzato con il suo chitarrista tedesco Jurgen Stark a NY e registrato poi a Lisbona, ce lo fa ritrovare da un lato interprete sempre più raffinato ed etereo, dall’altro songwriter espressivo e dotato di una vena particolarmente lirica. Va da sé che il tema principale è sempre quello amoroso, o meglio la sua mancanza e il conseguente struggimento («a burning effigy of you and me: it’s something we used to be»).
La prima parte dell’album è dark e solenne, l’iniziale Effigy è infatti più che mai sussurrata, ma ha inusuali accenni di chitarra elettrica ed effetti elettronici, che ritroviamo qua e là nel disco. L’impianto chamber permane (Skyline), ma in modo meno preponderante del solito; la title track è una ballad pop più distesa, che paga il debito a Elvis Costello, così come la successiva Bittersweet.
In sostanza This Here Defeat è ancora una volta una declinazione sul tema, malinconica e struggente.
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