Recensioni

6.8

Ascoltando questo terzo disco solista di Scott Kelly è facile intuire quali siano i difetti di un progetto che si dedica così apertamente alla messa in scena di un ritrovato tradizionalismo. Tuffarsi nel country’n folk fino alle radici, ma senza riuscire ad uscirne con argomenti totalmente rinnovati o piegati dalla propria personalità. Come fa anche Steve Von Till, suo compagno nei Neurosis, Kelly attinge a piene mani ai classici suoni della musica americana delle origini, ma non mostra nessun segno di contatto con il fermento pre-war di qualche anno fa, allacciandosi più che altro alle strade più roots del country, un terreno che probabilmente è più semplice da battere per uno che viene dal metal come lui.

Rispetto ai diretti predecessori, lo scarto è dato dagli arrangiamenti più scoperti che sono merito dei The Road Home, formazione di strumentisti con Noah Landis (sempre Neurosis) e Greg Dale (ex Sorrow Town Choir). Quindi c’è spazio per le slides di The Forgiven Ghost in Me e In the Waking Hours che muovono nel modo giusto una tavolozza di base, che nelle mani del solo Kelly sarebbe stata fin troppo grezza. I riferimenti a Johnny Cash e Neil Young sono ovviamente quasi inevitabili, ma stavolta c’è  maggiore maestria nel piegarli al proprio modo di cadenzare il folk scurissimo come la pece di Within It Blood e la marcia funebre e apocalittica di The Sun Is Dreaming in the Soul che copia parecchie cosette a Von Till stesso. Un disco più furbo e più di mestiere e a differenza dei predecessori anche più semplice da ascoltare.

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