Recensioni

4.5

Basta con questa robetta suonata male e registrata peggio, forzatamente sdrucita come i jeans degli adolescenti, retrograda, con la carica eversiva di un mozzicone gettato per terra. Tanto i Velvet Underground erano i Velvet Underground, e comunque non ci sono più. Punto. Non ci sono più gli Stooges, né i Television. Non c’è più l’epoca che ne legittimava la poetica. Tutto il resto, o quasi, è revival, sovente fastidioso.

Craig Dermody, l’australiano trapiantato a New York sotto il moniker di Scott and Charlene’s Wedding, se ne esce appunto con un disco derivativo e fuori misura, sporco come un divano abbandonato accanto a un cassonetto dell’immondizia, molesto come un ubriaco che ti viene addosso sul marciapiede alle quattro di notte, ma scarico di poesia, tensione, tormento e ispirazione.

Incentrato su chitarre slabbrate e voce a cazzo di cane, tra melodie stonate e chiacchiericcio proto punk, Paravista Social Club è un disco noioso e pretestuoso, il quale, più che rievocare i numi tutelari di cui sopra, ne azzarda una floscia ripresa stilistica.

Unica nota positiva è il packaging, che al di là del risultato sonoro denota con tutta probabilità la buona fede del progetto. Il disco, infatti, fu originariamente stampato in sole 200 copie oggi sold out, ciascuna con una copertina diversa dipinta a mano dall’autore, e in questa reissue la londinese Critical Heights ne sceglie 38 che l’appassionato o (sventurato) ascoltatore potrà intercambiare a suo piacimento.

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