Recensioni

Poche storie: a volte c’è soltanto da arrendersi di fronte a una grande canzone pop. I Don’t Feel Like Dancing avrà probabilmente già causato nausea e rigetto nell’indie rocker medio (quello che “si balla solo se sono i Rapture”), ma c’è poco da discutere, non si sentiva una cosa tanto contagiosa dai tempi di Can’t Get You Out Of My Head. Roba che Paul Morley potrebbe scriverci un altro Metapop.
Ma aldilà delle elucubrazioni letterario-filosofiche dell’illustre critico inglese – nonché di certe tendenze giornalistiche sdoganatrici che vanno tanto di moda da un po’ -, questo secondo album delle Scissors Sisters potrebbe essere un – se non “il” – perfetto disco di gay pop della nostra epoca. E’ vero, oggi viviamo in un tempo in cui la cultura omosessuale – in musica e in altri ambiti – oltre ad essere ormai accettata, viene anche presa a modello; ma a Jake Shears e il suo gruppo non interessa certo la sociologia, né la storia dei costumi.
Basti sentire come Ta-dah, l’episodio numero due della band americana – inglese d’adozione, dopo che il remake disco-glam di Comfortably Numb e prima il debutto omonimo del 2004 poi sbancassero in U.K. oltre ogni previsione – pesca e (ri)assembla con precisione quasi scientifica tutti i tasselli dall’immaginario musicale gaio degli ultimi trent’anni, nessuno escluso, con un’attitudine – e qui sta il trucco – per nulla seria, sciccosamente glam, oltraggiosamente disco e inconfondibilmente pop.
Un album (quasi un abbecedario!) che attraversa senza alcun pudore almeno tre decadi di luccicante easy listening, da Elton John – presente al piano in I Don’t Feel Like Dancing – a George Michael, dal Bowie di Let’s Dance (The Other Side) all’Iggy di Lust For Life (She’s My Man), dagli immancabili falsetti Bee Gees ai Queen (quel vaudeville alla A Night At The Opera di I Can’t Decide e Intermission) fino al synth eighties di Paul McCartney (la canzone!), tutto in salsa orecchiabile e soprattutto ballabile (ancora il funk Chic / Prince di Ooh), con la consapevolezza di creare un prodotto popular sì, ma credibile al tempo stesso. Della serie “tutti possono farlo”, l’importante è divertirsi un mondo.
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