Recensioni

Scrollarsi di dosso i fasti di I Don’t Feel Like Dancing (singolo nato in combutta con quel mago di Elton John) non è semplice. Al terzo album le sorelle tornano sui lidi dance con l’aiuto in produzione di Stuart Price (collaboratore tra gli altri di Madonna, Kylie Minogue e Killers) e provano a costruire un full length che sia all’altezza del pubblico radiofonico e da dancefloor.
Già dalla copertina (che è il retro now del famoso lato A degli Stones di Sticky Fingers), i ragazzi ci buttano dentro una pletora di suoni e sensazioni che più omo non si può. La loro è la descrizione di un lunghissimo attimo che va da David Bowie a Lady Gaga, ovvero la costruzione di un’estetica dell’ammiccamento sexy per i tardi anni 00.
E se i teens si dichiarano sempre più indecisi sulle loro tendenze sessuali, il ritorno dei Queen tramite il folletto Mika non è stato un abbaglio, e inevitabilmente ancora gli Ottanta ci pungono qui e là, le sorelle sono uno dei pochi gruppi deputati a testimoniare una devozione per Bronski Beat e Soft Cell (Sex And Violence), Duran Duran (Night Work), Bee Gees (Any Which Way), Iggy Pop (Harder You Get) e altri indizi che ogni ex-adolescente degli Ottanta saprà scovare dal cassetto della memoria.
Jake Shears sa come farci ballare: “Ora siamo liberi di essere i numeri uno”. Vedremo per quanto ancora.
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