Recensioni

Dal primo brano non diresti mai che si tratta di un disco di Scanner, ma quella che aleggia con salmodiante taglio dark è proprio la voce dell’inglese Robin Rimbaud, mentre l’elementare e marziale frase di chitarra acustica viene dalle mani di Michael Gira. Il brano è Sans Soleil è fotografa alla perfezione il taglio del nuovo disco. Un lavoro che vive su un crinale assai più contaminato e spurio del consueto e astratto formalismo digitale. La voce come valvola d’espressione prettamente umana piuttosto che come radiogramma di una rete di solitudini urbane, saccheggiate qui e li dall’etere, tra una conversazione al cellulare e una trasmissione radio captata di sfuggita.
Robin Rimbaud era quello che usava lo scanner per irretire nei suoi dischi frammenti di suoni e voci fantasma presi chissà dove. Con il nuovo disco non c’è un vero taglio netto con tutto questo, quanto un tentativo tutto personale di arrivare ad una propria forma di canzone. Da qui anche il tentativo di scoprirsi l’esecutore di una nuova classica contemporanea che si allinei all’esempio dei vari Max Richter e Johann Johannsson, con l’esecuzione di prestigio del soprano Patricia Rozario nelle elegie altissime di Anna Livia Plurabelle e Broken Faultline. E ancora l’uso e l’abuso di strumentazione analogica, con tanto di pianoforte ed archi, che lo trasformano a tratti in un improbabile incrocio tra Vert e Hauschka. Cose che sarebbero state impensabili ai tempi severissimi di Mass Observation e Delivery, ma qui sta il bello di lavori come questo, quando l’artista cerca di tirarsi fuori dall’angolo in cui
lo si è relegato.
Abituati alle sue algide espressioni elettroniche anche il più timido afflato analogico sembra un lettera d’amore all’umanità. E nonostante tutto, le panoramiche a suon di voci alienate non si allontano del tutto. William Burroughs e Bertrand Russell appaiono in questo mare magnum di malinconia che può assumere i toni neri di una rivoluzione neo industriale stile Pan Sonic (Yellow Plains Under White Hot Blue Sky), con opprimenti manierismi elettro-wagneriani (Through Your Window) e un magistrale tappeto di pulsazioni elettroniche (A Clearing Between Earth And Air). L’etichetta tedesca Bine ce lo sta vendendo come il disco più “umano” di Scanner e forse è vero. Dietro la macchina batte davvero un cuore.
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