Recensioni

Ha perfettamente senso che il coro belga di voci femminili diretto da Stijn Kolacny e accompagnato al pianoforte dal fratello di quest’ultimo, Steven, si sia affidato ai fan iscritti alla sua pagina ufficiale di Facebook per studiare l’operazione “seasonal” che porta al presente December. D’altronde, è stato grazie alla presenza della loro rilettura di Creep dei Radiohead (apprezzata dallo stesso Thom Yorke) nella colonna sonora di The Social Network che il grande pubblico si è accorto del loro insolito approccio, che destruttura e rimodella in prevalenza brani indie e alternative di repertori importanti – anche se c’è spazio, di tanto in tanto, per composizioni autografe dei Brothers. La risposta dei seguaci? Strepitosa: delle centoquaranta canzoni segnalate ne sono state prese in considerazione dodici, che spaziano da My December dei Linkin Park a Eskimo di Damien Rice.
Si pensa al Natale e vengono in mente Bing Crosby (lo ricordava anche Kate Bush in December Will Be Magic Again), le Christmas carols di Johnny Mathis e A Christmas Gift For You di Phil Spector, ma da un po’ le proposte degli artisti si sono fatte sempre meno scontate (si pensi ai Pink Martini, a Tracey Thorn e a Sufjan Stevens). December non fa eccezione: per una Christmas Lights dei Coldplay forte di un buon airplay radiofonico si fa strada una Let Me Sleep (It’s Christmas Time) nota giusto ai fedelissimi dei Pearl Jam (era in Lost Dogs); River di Joni Mitchell (una delle canzoni più coverizzate di tutti i tempi) ben si adatta al contesto, così come una poco conosciuta Christmastime degli Smashing Pumpkins.
Gli arrangiamenti sono sovente eterei, al limite della new age, speziati dove opportuno da una leggera spruzzata di suoni sintetizzati. Un flusso che si interrompe al momento giusto grazie alla scelta dei fratelli di conquistare la ribalta, con chitarre e percussioni, in Christmas Must Be Tonight della Band, It’s Christmas, Let’s Be Glad e la già citata Eskimo. Risulta tuttavia difficile capire cosa ci faccia When Doves Cry di Prince – oltre ad essere totalmente fuori posto, qui è rivisto in una chiave che non convince per nulla – nella tracklist, a scapito di altre selezioni più consone (Are You Burning, Little Candle? di Jane Siberry, ad esempio, sarebbe stata perfetta). A parte 2000 Miles, dal songbook dei Pretenders, solo la bonus track Last Christmas (sì, proprio quella degli Wham!) è una vera concessione al “classico” ascoltato mille volte (su cui hanno già messo le mani i Manic Street Preachers e, quest’anno, gli XX).
L’intenzione di (ri)portare in auge brani raramente rispolverati è nobile, e da Creep fino alla collaborazione con Francesco Renga a Sanremo (mettiamoci pure le cover di Tiziano Ferro e Vasco Rossi…) il pubblico italiano ha avuto un buon numero di occasioni per conoscere il coro e non mancherà di rispondere all’appello a Natale. La sartoria è quasi sempre elegante e il rischio che ci si ritrovi tra le mani un “James Last for the indie crowd” è scongiurato, eppure l’operazione non convince appieno: questa “collezione invernale” ci invoglia ad andare a recuperare le versioni originali (che spesso avevano un cuore, in molti casi qui rivestito stranamente da una lastra di ghiaccio), tra i nostri dischi, su SoundCloud o su YouTube più di quanto dovrebbe.
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