Recensioni

7.1

L’onda anomala dell’ambient arriva anche sui territori minimal. La rinascita annunciata dal padrino Tom Middletonpochi giorni fa, le mutazioni dell’estetica solare e piena di attimi di
contemplazione direttamente dai Novanta, il “lasciarsi andare” che
brilla come una cosa nuova. Non è più il tempo delle faccette col
sorriso della Acid culture: oggi si risplende di un sorriso interiore,
sempre più meditation-soul, tutto ancora una volta spiaccicato sul
dancefloor-in-quattro. Le mistiche lisergiche trasfigurate dalla storia
downtempo/chill-out: un nuovo sentire organico che riscalda, il
riflesso del passato trasformato da una voglia improvvisa di costruire
un’ estetica che esce dalla cameretta geek-intimista e sbanca il party.
Un’elettronica che cura.
Dopo il debutto del 2003 (Bravo) sull’etichetta berlinese che ha nel suo roster nomi del calibro di Ellen Allien, Kiki e Apparat,e dopo aver trascorso l’estate ad Aix-en-Provence ed essersi riempito
di sole, Sascha se ne viene fuori con una produzione di classe, un
segnale per tutta la scena (ormai, doverosamente) post-minimal.
Mango è una di quelle cose che ti aprono il cuore, un inno post-balearic, una traccia nascosta nei cumuli del muro, Feather è l’esplorazione dei paesaggi ereditati dall’IDM dei Boards Of Canada, il tutto mescolato con una cassa dritta caldissima, cose vicine al mondo Kompakt; Take A Chance With Me un sogno in eco da lacrime trancey, Summer Rain è la meditazione con chitarre pacchianamente ambient, Lotrefa paura, un inno che si immerge nel pozzo della deep, una di quelle
bordate che spaccano, piena di resti di polvere chimica e di vocals
ubercool, Chemins Des Figons il saluto wave con malinconie ottanta. 
Un raggio di luce che sbuca dagli abissi della deep. Questo è il nuovo
sentiero che la minimal può tentare di percorrere per uscire dal
tunnel. Sascha, facci accendere.

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