Recensioni

Scorrendo la discografia di Sam Slater, i lavori per il cinema risultano preponderanti. Il sound designer britannico ha collaborato in passato con Jóhann Jóhannsson per mother! di Darren Aronofsky e con Hildur Guðnadóttir (Joker e Chernobyl). A ciò si affianca l’attività come ingegnere del suono, dove nomi come Ben Frost e Shapednoise sono indicatori evidenti di quell’approccio fisico che riaffiora anche in Lunng, di fatto il primo lavoro solista dopo I do not wish to be known as a Vandal (2022) e Wrong Airport Ghost (2018). Se in quest’ultimo il fulcro era la metamorfosi, espressa attraverso la decostruzione e ricostruzione delle sonorità di uno strumento a corda singola, qui Slater esplora una sorta di maelstrom folk, mettendo insieme elettronica, chitarra, voci e un ampio set di strumenti a fiato.
Heatsick apre il disco innalzando un drone metal raddoppiato da ottoni britannici d’epoca: suono iper-saturo, cori messianici e preghiere laiche avvolgono l’ascoltatore in un’aura perturbante, insieme catartica e nostalgica. Il richiamo ai These New Puritans è piuttosto evidente, ma la scaletta non rinuncia a spaziare tra soluzioni armoniche e innesti collaborativi differenti. In Plastic Fascist e Mancini Sighs riaffiorano il portato “HD” e lo sguardo power-naturalista di Frost o di Tim Hecker; Praya lavora invece sulla circolarità, anche grazie al sax di Bendik Giske e alle voci spettrali di Maria W. Horn, mentre Past Blast mette un piede nella library music, sempre sotto il segno di un sound potente, evocativo e fortemente visivo.
A pagare il prezzo di questo sfoggio di sicura presa è però l’autorialità dell’opera, che più che imporsi come voce autonoma sembra derivativa delle esperienze maturate nel lavoro per il grande schermo, a loro volta innervate da tensioni e contrasti già ampiamente sfruttati da alcuni dei protagonisti citati. Ed è per questo che, dopo un primo ascolto — idealmente in cuffia, ad alto volume — Lunng resta privo di elementi davvero memorabili. Fa eccezione Death by Nostalgia, 1688: una frantumazione della linea temporale ottenuta sovrapponendo droni e fiati, un caracollare tra thriller e noir, con una chitarra meditabonda a osservare voci intrappolate in dimensioni temporali diverse, quelle di Horn e Adam Betts.
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