Recensioni

Avere a che fare con Saluti da Saturno significa, come non spesso accade, confrontarsi con un progetto musicale completo, vivo, profondo. Che Mirco Mariani non sia certo l'ultimo dei musicisti è chiaro, fortunatamente, non solo dal diploma in contrabbasso o dalle numerose collaborazioni di altissimo livello con musicisti e autori importanti, da Marc Ribot a Vinicio Capossela passando per Stefano Bollani ed Enrico Rava o da un lavoro di produzione tra i cui nomi vediamo spiccare quello di Gabriella Ferri: dischi come il precedente, Parlare con Anna o come questo Valdazze chiariscono la statura artistica già ad un primissimo ascolto.
Una trama musicale che per raccontarsi non richiede nomi di predecessori, riferimenti e citazioni, visto che parlare di lavoro caposseliano è in questo caso quasi pedante. Valdazze parla da sé, è un disco articolato, stratificato, dalle potenti venature italian folk capaci di dosare bene l'influenza cantautorale più classica e quella della tradizione popolare, romagnola in particolare, fatta di suoni radicati nelle casse delle feste di paese e nei balli da Ultimo amore. La scrittura è densa di riferimenti lievi alla vita delle piccole cose che sono correlativi oggettivi di un universo dove il cucchiaino che risuona e il caffè che profuma sono sguardi alla profondità dei sentimenti, alla violenza della dolcezza. Stupisce la varietà sonora che conduce dall'apparente spensieratezza folk pop di pezzi come Valdazze o Afa alla sensualità estiva e sudamericana delle trombe di Hotel Miramare fino alla malinconia imperante di pezzi importanti come L'ultimo giorno d'estate e Frammenti di notte.
Una varietà, quella di Saluti da Saturno che ha l'enorme pregio di riuscire a non lasciare da parte la continuità e l'omogeneità dell'intero album. Certi che purtroppo non avrà il richiamo hype di tante uscite italiane di quest'ultimo periodo, possiamo anche serenamente affermare di trovarci di fronte a uno dei lavori italiani più grandi e di valore di questo 2012.
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