Recensioni

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Mai mescolare garage e blues, folk americano e ballads struggenti,anarco-insurrezionalismo Dream Syndacate e armoniche à la Dylan . Il rischio è ubriacarsi senza quasi accorgersene con un cocktail mortale di amplificatori valvolari e chitarre Gretsch, Rickenbacker e Vox. Chi la sente, poi, la vostra ragazza il giorno dopo, quando le dite che non avete voglia di uscire perché siete in pieno down post-sbornia? Certo, se il gioco vale la candela, come nel caso di questi Saint Four, il discorso cambia, dal momento che Parigi – venti minuti spesi tra frontiera e accelerazioni elettroacustiche tutte basso, chitarra e batteria – vale bene una messa. Tanto più se la nostra personale Parigi è a un passo da casa.

Nascosto tra i crediti ritroviamo infatti Stiv Cantarelli, uno che certi suoni yankee li frequentava già a fine millennio con i Satellite Inn, a infettare una The Country You Were Born che richiama la Bob Dylan’s 115 th Dream e a biascicare dei Brian Jonestown Massacre sotto anfetamina in Disco Queen. Due brani che da soli giustificano l’esistenza di questo Ep – pubblicatodall’americana El Cortez – e che uniti a Fades And Dies, Don’t Hang On Me e The Killer danno un’idea abbastanza chiara dell’ottima cifra artistica dei Saint Four.

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