Recensioni

I Russian Circles tornano a due anni di distanza da Geneva con un album che ne conferma l'abilità nel congegnare impianti strumentali ben strutturati. Il post-metal emotivo di Empros si sviluppa in micronarrazioni costruite per gioco d'opposizione. Vuoti e pieni che si equilibrano in giusta misura in piena scuola Explosion In The Sky (Schipol, Mladek) o si compenetrano in ambientali alla Sigur Ros (Praise Be Man). I chicagoniani amano flirtare anche con tirate progressive sludge alla Isis o coi saliscendi metal dei concittadini Pelican (Atackla).
Al di là dei riferimenti, quando si tirano le conclusioni i Russian Circles sono tutto fumo e niente arrosto. Facendo dell'emotività il cardine primario del loro post-rock, proprio nella trasmissione dei sentimenti vengono a mancare. Il lavoro è eseguito con ottima tecnica, ma di coinvolgimento però non c'è ombra. A pensare che più che la band è il genere a non dire più nulla, probabilmente non si sbaglia.
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