Recensioni

Mutanti e irrequieti lo sono sempre stati, quindi viene naturale vederli/ascoltarli in forme sempre nuove e strane. Dopo lo iato post-Carboniferous costellato di problematiche varie, gli Zu sono tornati in forme e modalità spesso diverse, e non solo per le alternanze dietro le pelli (dal compianto Gabe Serbian al ritorno di Jacopo Battaglia, poi a Tomas Jarmyr e infine a Paolo Mongardi) o alle collaborazioni che ne hanno sempre caratterizzato l’operato (quella con Eugene Robinson che ne segnava il ritorno nel 2014, con Stefano Pilia alla chitarra, con Tibet per l’esperienza Zu93). Ecco quindi che non sorprende affatto questa nuova pelle che Pupillo e Mai cambiano come un serpente mitologico unendosi con Tatsuya Yoshida, fondatore e batterista dei nipponici Ruins, in questa nuova ragione sociale.
E se avete presente le musiche della formazione giapponese, non sarà una sorpresa ascoltare, in questo live registrato al torinese Jazz Is Dead dello scorso anno, la pesantezza furibonda del jazz-core primigenio dei due romani di Ostia implementata della follia post-prog-noise del tentacolare batterista e cantante giapponese. Una mazza chiodata colorata in mano a un clown impazzito e serissimo, in pratica.
Che siano i pezzi degli Zu (da Bromio e Igneo, quindi le origini di quel suono così peculiare da essere unico) o quelli dei Ruins (prevalentemente da Hyderomastgroningem e Burning Stone) il risultato non cambia: modificazioni e nuove modulazioni per pezzi che sono sempre una mina in faccia, un vorticoso stratificarsi di deliri vocali, quelli di Yoshida, su deliqui sonori – vedi alla voce Gravestone, in origine follia nippo-prog-noise e qui resa in forme più granitiche, ma altrettanto folli o l’assalto all’arma bianca di Burning Stone – o un continuo lavorio interno alla struttura dei pezzi (La grande madre delle bestie e soprattutto Muro Torto, per rimanere ai pezzi degli Zu) che ne irrobustisce l’esoscheletro e vomita tutta la sua irruenza in faccia allo spettatore.
Dopotutto quest’album fotografa questa insolita joint-venture in sede live e pertanto è la botta a farla da padrone. Però, trattandosi di campioni dei rispettivi ambiti, una unione del genere non può che farci apprezzare le convergenze e le vicinanze tra le due formazioni e, perché no?, auspicare un lavoro nuovo in studio.
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