Recensioni

Nell’enciclopedia perfetta, alla voce maestrìa s. f. [der. di maestro], dovrebbe essere riportato sopra tutti gli esempi, in cima in cima, il nome di Roswell Rudd. Trombonista classe 1935, Rudd ha condiviso negli anni sessanta dischi e palchi con i più grandi della New Thing, da Cherry a Taylor (Cecyl, naturalmente), arrivando a Sanders e Shepp, di cui è stato fido collaboratore per anni in alcuni dei suoi progetti più famosi. Da non dimenticare, tra le altre cose, The New Village on The Left del 1977 a nome di Marcello Melis e a cui Rudd partecipa. Uno dei dischi italiani di jazz più importanti di sempre. Per la seconda capatina su RareNoise Records, Rudd cambia totalmente organico (non più quindi Saft, Dunn e Pandi) facendosi accompagnare a questa tornata dal pianista Lafayette Harris, dal contrabbassista Ken Filiano e dalla cantante Fay Victor.
Quartetto senza batteria, quindi, a ricreare un ambiente intimo, quasi da cameretta. Quasi un abbraccio, come richiama il titolo. Fa un certo effetto però pensare che un musicista dell’età di Rudd riesca a passare, in una manciata di mesi, da un organico prettamente rumorista e zorniano a uno così votato alla melodia e alla delicatezza: meraviglioso. La tracklist scelta per Embrace pesca tra grandi classici, come Something To Live For di Billy Strayhorn e Sir Duke, Goodbye Pork Pie Hat di Mingus e Pannonica di Monk, un vecchio amore di Rudd, che con Lacy (un altro nome di quelli da far tremare i polsi) gli aveva dedicato un progetto ad hoc. Spazio anche per House of the Rising Sun, traditional americano in cui la voce di Fay Victor devasta per interpretazione e potenza.
Ottantadue anni, un curriculum sterminato con collaborazioni tra le più prestigiose della storia della musica e ancora la voglia di mettersi in gioco, sperimentare, divertire e divertirsi. Roswell Rudd è un monumento all’ispirazione, all’entusiasmo, patrimonio da studiare e salvaguardare.
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