Recensioni

Barulho Feio di due anni fa era una perla d’album: tradizione brasiliana arricchita da un’idea musicale di concretismo avant che vedeva, e oggi conferma, Romulo Froes fra gli artisti più interessanti di un Brasile movimentato, musicalmente ricchissimo. Sembra non si finisca mai di imparare dai suoi progetti.
Dato alle stampe sul finire dell’anno scorso, Por elas sem elas è, se interpretiamo correttamente, un omaggio alle tante artiste con cui Froes ha collaborato e collabora in veste di autore. Dieci versioni di brani scritti da lui, ma cantati in questi anni da Juçara Marçal, Elza Soares, Juliana Perdigão, Natália Matos, Manuela Rodrigues, Mariana Aydar e Nina Becker nei loro dischi. Grazie a un corredo di pochi strumenti, chitarra e qualche effetto, i brani scorrono via permutando dai princìpi della bossa e del jazz, tutto in chiave minimale. Cogliamo l’autore paulistano in momenti di profonda reinterpretazione e poetica postura. Versioni per nulla secondarie, anzi alcune superano in qualità canora quelle “madri” delle cantanti sopracitate.
Tutto l’album testimonia un decennio di prolifico lavoro cantautorale. È un lavoro che non nasce per aggiungere tasselli nuovi al processo di sperimentazione artistico/musicale in corso in Brasile e di cui Froes è degno rappresentante. Scelte melodiche ed abilità nell’utilizzo delle tecniche acustiche fanno, però, di Por elas sem elas un di quei classici album che non possono mancare nella discografica di ogni autore sudamericano. Da segnalare il bellissimo lavoro fotografico che si trova all’interno del libretto, firmato da Rodrigo Sommer: immagini di vita quotidiana, immagini brune, di vuoto, sole, ombre e solitudine che noi in Italia accosteremmo al Meridione raccontato, dipinto e descritto, ma che in realtà sono più che utili a riassumere tutto un mondo latino in bianco e nero.
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