Recensioni

Impossibile non riconoscere a Roman Flügel una coerenza stilistica e produttiva scintillante, continuamente riconfermata nei trent’anni durante i quali ha attraversato l’elettronica con un lessico personale, molto mitteleuropeo nelle sue declinazioni ma mai stantio. Flügel è animale da club, ma non vi si è mai rinchiuso: la sua neonata label dancefloor–oriented Sister Midnight (inaugurata a fine 2020 con Tracks on Delivery, un’ora e quaranta di pura techno dagli archivi ma ancora freschissima), nasce infatti da set organizzati per casalinghi party intimi con amici, se vogliamo esclusivi. L’esperienza si è così trasformata nell’idea di un’etichetta che veicoli produzioni vecchie e nuove di Flügel, come il re-master di Mutter uscito a dicembre scorso.
Veniamo a Eating Darkness, dunque. Il disco esce sulla Running Back di Gerd Janson e le coordinate sono – parzialmente – altre: i fili si riallacciano infatti con l’ultimo lavoro passato anche sulle nostre pagine, quell’All The Right Noises del 2016, dal titolo peraltro quanto mai esaustivo dell’estrema cura sonora e compositiva del francofortese. Ci si immerge subito nel liquido amniotico IDM-nostalgico di Magic Briefcase, che si trasforma e a cui fa da ideale seguito la zoppicante ebbrezza ritmica che sostiene il minimalismo dei synth nella successiva Chemicals. Il mordente non manca, però, e nella parte centrale di una tracklist che nel complesso si rivela fortemente narrativa (nella misura in cui ogni brano costruisce un suo paesaggio e lo abita), si allargano gli orizzonti. I residuati industriali nella lunga scia dei TG (altezza Cosey Fanni Tutti) permeano soprattutto Cluttered Homes, momento tra i più movimentati del lavoro insieme all’electro divertissement di Jocks and Freaks innescato dall’acida cavalcata techno vagamente cosmica Wow. Ma la vena kosmiche è vibrante nella palette di riflessi di questo disco: Locked è il pezzo più “suonato” del lotto e ricalca la vena documentaristica di certe operazioni synth-nostalgiche (ve li ricordate i Public Service Broadcasting?) mentre Eternal straborda ancora di sintetizzatori amalgamando un basso dub a panorami nordici e pianismi che scolpiscono quella narrativa di cui sopra, sublimata definitivamente nella ninna nanna conclusiva, con tanto di theremin e glockenspiel, Charles.
Non è quindi un allontanamento dalla pista da ballo, piuttosto un ulteriore tentativo (dopo il succitato precedente) di ridefinirne i confini; in un ambiente più raccolto, vuoi o non vuoi riflettendo lo spirito di un tempo presente le tenebre di cui si ciba Flügel vengono esorcizzate in un ascolto accogliente, dall’aspetto riconoscibile e personale.
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