Recensioni

“Where am I?” si chiede il poeta e spoken word artist Damon Locks in Dream Sleepers, brano inserito nell’ultimo disco a firma Rob Mazurek ed Exploding Star Orchestra, Lighiting Dreaming (2023). E la domanda torna alla mente più volte assistendo al live della data in esclusiva europea in cui il trombettista americano e la sua orchestra cosmica hanno terremotato il teatro Alessandro Bonci di Cesena lo scorso 24 marzo.
Per il concerto, organizzato da Emilia-Romagna Teatro e dalla splendida realtà forlivese di Area Sismica, Mazurek ha scritto appositamente una nuova suite, Psycho-Chambers (Prisms #1 #2 #3), che si inserisce perfettamente nella ricerca sonora che porta avanti ormai da molti anni. I riferimenti sono sempre quelli già individuati all’epoca dello spettacolare Dimensional Stardust: Sun Ra, l’Art Ensemble of Chicago, ma anche Don Cherry, Béla Bartók e Morton Feldman. La capacità unica di Mazurek è quella di non rinunciare mai alla ricerca sonora, timbrica e ritmica, ma senza mai chiudere la porta dell’accessibilità, attingendo al funk, all’R’n’B, al soul, sempre con una declinazione personale, alla ricerca di un linguaggio universale e universalistico. Le brevi frasi melodiche alla tromba mutano quasi già nel momento in cui vengono immesse nel flusso sonoro che respira coeso come un polmone muscoloso che sa ora arrampicarsi fino alle stelle e agli spazi siderali, ora sussurrare schegge e groppi che tengono comunque sempre alta la tensione.
Assieme a Mazurek e Damon Locks (spoken word ed elettronica), altri otto elementi selezionati appositamente per le nuove composizioni: la newyorchese Angelica Sanchez (pianoforte), il norvegese Ingebrigt Håker Flaten (contrabbasso), l’italiano Pasquale Mirra e il brasiliano Victor Vieira-Branco (vibrafoni), Chad Taylor e Mikel Patrick Avery (batterie), Mauricio Takara (percussioni ed elettroniche). A questi musicisti, alcuni dei quali già membri dell’Orchestra o di altre formazioni guidate da Mazurek, si è aggiunto Thomas Rohrer che si è occupato della ribeca, una sorta di violino della tradizione portoghese, che rinsalda esplicitamente il legame tra la musica di Mazurek e il folklore, che talvolta sembra sparire, sovrastata da tutto quanto il resto dell’estro compositivo del chicagoano fanno succedere sul palco o disco. Un aspetto particolarmente evidente quando, con fare quasi terzo-quartomondista, Mazurek si lancia in una serie di vocalizzi primordiali mentre il resto del gruppo sembra un’astronave lanciata verso lontane galassie.
La nuova composizione è accostata ad alcuni estratti degli ultimi due dischi dell’Exploding Star Orchestra, mostrando la coesione di tutta la recente produzione per band allargata di Mazurek. In questo, ancora una volta, si conferma jazzista in tutto e per tutto, e come tale trova la sua dimensione migliore nel live, dove ha modo di gestire l’ensemble momento per momento, sollecitando i suoi musicisti, aggirandosi sul palco e apparentemente scegliendo come e quando intervenire lui stesso.
Il risultato è un liveset trascinante, che strappa più di qualche applauso a scena aperta al teatro pieno, che non si sa mai davvero dove possa andare, e in questo mostrando la vicinanza di Mazurek a certa psichedelia che apre porte percettive alla ricerca, lo dichiara lui stesso, di una felicità assoluta. Che a Cesena è durata almeno un paio d’ore. Where am I? You’re at home, my dear…
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