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Riva Starr al secondo full. Dal 2010 di If Life Gives You Lemons, Make Lemonade che aveva sbancato su molte classifiche house internazionali, Stefano Miele è cresciuto, grazie anche a  collaborazioni con Fatboy Slim e Beardyman, remix per Gossip, Marina and the Diamonds, Manu Chao, Dennis Ferrer, Major Lazer, Azari & III, puntatine su mondi esotici e apprezzamenti da guru del calibro di Gilles Peterson. Il DJ e produttore napoletano si svicola quasi del tutto dal verbo house e punta su un orizzonte più personale, staccandosi per un lungo e prolifico istante dal dancefloor, coltivando un savoir faire che riassume i migliori prodotti della scuola britannica in fregola big beat, pur conservando nella composizione un deciso marchio di fabbrica “starresco”: melodie cantabili, produzione che punta sulle frequenze medio basse per riscaldare l’ambiente e ritmi in uptempo per movimentare il gioco.

Grazie alla collaborazione con Russell Searle, voce della band ormai estinta di Wakefield The Research, Riva costruisce un orizzonte di visioni blues in slow motion à la Santana (Columbine Sept Heures), lounge visionaria (Detox Blues), rock vintage Sixties (Am I Not Alone), tango-cum-saudade (la comparsata di Carmen Consoli in No Man’s Land), swing desertici (sorprende l’interpretazione di Vinicio Capossela in Si è spento il sole), un reggaettino ballabile pop (Bob Andy in The Care Song) e la chiusa pseudoreggaeton con Roots Manuva (We Got This Ting).

L’accostamento alla decompressione ricorda i primi esperimenti dub dei Massive Attack (DubLife non a caso con il featuring di Horace Andy), ma si sposta anche sulla nuova scuola urban della Ninja (ottima Speech Debelle in Ghosts); per finire e movimentare il discorso resta sempre la carica uptempo balcanica à la Nôze del debutto (la titletrack).

L’approccio di Mele è simile a quello che aveva usato Moby nel 1999 in Play: prendere gli stereotipi musicali di stili black e riarrangiarli con altre finalità. Qui la blackness viene mutuata con la chill, il feeling urban/blues e la produzione UK. Il giochino sembra semplice, ma pochi riescono a convincere. Riva Starr ce la fa, anche se alle volte strizza un po’ troppo l’occhiolino all’immediatezza e al pop. Commerciale sì, ma con stile.

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