Recensioni

7

C'è shoegaze e shoegaze. C'è chi si limita a sfoggiare un pò di effettistica dream pop per dare smalto a brani altrimenti incolore, e chi, come i Ringo Deathstarr, scolpisce melodie da blocchi di rumore grezzo. Che poi il risultato sia simile a quello dei My Bloody Valentine è solo un elemento che gioca a loro favore. Non così strano, peraltro, visto che Kevin Shields e compagni hanno codificato una maieutica del pop rumoroso che i texani, non fanno che seguire diligentemente. 

Certo, è impossbile ascoltare Imagine Hearts, la traccia che apre il disco, e non pensare a qualche outtake da Loveless. Con quelle melodie che sembrano provenire da una pellicola Super 8 in procinto di liquefarsi, la voce della bella Alex Gehrin che si fa strada fra la glassa noise e che ricorda una Bilinda Butcher appena più sveglia.

Poi però, dalla seconda traccia, il loro pop prende corpo e sostanza. Siamo dalle parti dei Jesus And Mary Chain più urgenti, con una melodia 60s sciorinata a colpi di fuzz che si insinua e dimostra quanto il loro non sia solo un lavoro di pedaliere.

Colour Trip è un grande omaggio allo psycho pop britannico degli anni 80, al punto che per ogni brano è possibile individuare con una certa oggettività la band shoegaze-C86 di riferimento (i Talulah Gosh per So High, i Lush nella successiva Two Girls, gli Slowdive per Kaleidoscope e si potrebbe proseguire).

Colour Trip, d'altro canto, è anche un ottimo album di pop tout-court, con canzoni che si farebbero apprezzare anche senza la loro soffice corazza di feedback e distorsioni. Sembra banale, ma sta tutta qui la differenza con il 90% del pop psichedelico odierno.

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