Recensioni

6.9

Rickie Lee Jones, chitarrista ex-musa di Tom Waits alla fine degli anni ’70 e titolare di almeno un paio di album di songwriting da ricordare (l’omonimo del 1979 e Pirates, 1981), torna alla musica a quattro anni dall’ultimo The Evening Of My First Day. Carriera altalenante la sua, proseguita negli anni, dominata da uno spirito inquieto e da alti e bassi. Fonte certamente di ispirazione per cantautrici a venire, da Suzanne Vega a Sheryl Crow, per fare qualche nome.

The Sermon… parte con uno spoken word accompagnato alla chitarra (Nobody Knows My Name), per proseguire con l’ipnotica trance Lamp Of The Body, fino a It Hurts (una Pj Harvey più incazzata del solito?) e a due blues percussivi waitsiani (Tried To Be A Man e Donkie Ride) dove si capisce quanto fosse, neanche in modo troppo nascosto, l’alter ego dell’artista californiano. A suo agio anche in dark ballad (Where I Like Best, I Was There) suo marchio di fabbrica, lunghi stream of consciousness che ricordano Laura Nyro e Joni Mitchell, e che l’avvicinano anche al jazz, suo amore da sempre.

Il disco non ha sempre la stessa ispirazione, sostituita dal mestiere e da arrangiamenti raffinati, che nulla aggiungono. La migliore Rickie Lee risiede sempre nelle scarne ballad per chitarra dove dà se stessa senza remore. E se lo spirito ribelle oggi combatte politicamente contro il presidente Bush, l’ispirazione cristiana (che prevale in questo ultimo disco) ha sostituito la lush life di un tempo. Segni del tempo? O naturale maturità.

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