Recensioni

Arriva la doppia ristampa di uno dei classici della minimal. Quel disco del ‘96 che riportava tutto sul piatto, che dichiarava la nascita/espansione di un’estetica oggi dominante in qualsiasi tipo di dancefloor sintetico. È il campione della Minus. Il signor Richie Hawtin, qui storico, qui wise-man costruttore di drones galoppanti, di esperimenti “avant” per far tremare l’assetto dell’estetica dello scazzo e proporre un ritorno alle”‘resistenze underground” di Detroit. La partenza della fine dei ‘90. La scintilla fatta di sottrazione e distacco.
Tutte queste posizioni, questo ripensamento continuo sul singolo microelemento nascono da qui, da quella che a suo tempo era una “semplice” uscita mensile, un progetto durato un anno. Il primo CD oggi raccoglie quelle lacche ormai introvabili, quelle edizioni limitate di 2000 copie solo per adepti (raccolte poi in CD nel ‘98). La prima faccia della medaglia è il (venir)”‘meno”. Il nascondersi dietro alle basi.
E nel secondo CD Thomas Brinkmann arriva a Colonia e propone un lavoro di rilettura, un remix delle idee originali, variazioni sul tema. Dal turntabilsm a puro sound making. Posizioni che sarebbero approdate poco dopo anche sui palchi internazionali della Biennale di Venezia, il pazzo noiser nipponico Otomo Yoshihide, la scena illbient di New York (supereroi dell’ombra come DJ Olive). Come a dire che tutto – o quasi – sta in quei battiti così semplici ma anche così intrisi di potenza in pochissimo spazio/tempo. Brinkmann che si costruisce i suoi giradischi alternativi, che accelera o diminuisce le velocità, aggiunge un braccio e una puntina, cerca melodia direttamente dal nucleo ritmico. La seconda faccia, la faccia “pi”’. Il perfetto contrappunto alla sottrazione. Con gli stessi elementi inifinitesimali si opera un lifting che ci va giù di suites da dieci minuti, ambient(i) mentale/onirica.
Ridurre tutto alle entità nucleari di battito e rilascio, echi sparati in sequenze e camere piene di vuoto, preludio alla Berlino della Hardwax, al nuovo dub che ora e sempre di più è mutato nel suo specchio distorto, il grime-step. Come si diceva una volta, seminale.
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