Recensioni

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Su Jajaguwar di solito ascoltiamo il Richard Youngs più “normale”. Quello che si concentra maggiormente sul formato folk e lascia da parte la tendenza a sperimentare su suoni e strumenti. Autumn Response in particolare ritorna proprio su questo terreno fatto di sei corde e casse acustiche dopo l’episodio digitale The Naive Shaman di due anni or sono. Del resto Richard è l’unico uomo vivente capace di scrivere brani folk che abbiano la stessa pregnanza di quelli firmati Nick Drake. E infatti Before We Were Here e Low Bay Of Sky non sfigurerebbero affatto su Pink Moon. La qualità dei brani di Autumn Response però è meno omogenea del solito. Qui spesso l’autore si lascia andare e l’ispirazione viene affogata dal minutaggio eccessivo di alcune parti. Per altro la scelta di mettere un delay pressoché permanente su voce e chitarra non funziona sempre. Sul primo brano di certo stona. One Hundred Stranded Horses potrebbe essere un brano interessantissimo se il delay non rovinasse tutto. I Am The Weather invece è magica proprio per i ritardi, gli echi e le doppie voci. Molte cose degne di attenzione, alcune scelte estetiche al quanto discutibili e un altro disco di Richard Youngs se n’è andato, ma purtroppo Autumn Response è solo la solita – seppur di lusso – routine, non un nuovo Sapphie.  

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