Recensioni

6.6

Verona e dintorni, per i Regina Mab, sono sinonimo di rock
urticante, spesso poco convenzionale, impastato di chitarre elettriche
rigorose, sottomesso ad una perseverante vena cantautorale, ironico ed
energetico, trascinante e ruvido al punto giusto. Una formula che in
virtù delle strutture armoniche fluttuanti sa trasformarsi anche in pop
dal notevole appeal, come del resto in un dispiego volontario di
prolissi assalti melodici (il debordìo sonico di Formiche). Il
dato da rilevare, in questo caso, è forse la facilità con cui il gruppo
riesce a gestire le difformità che ispirano il suono, conciliando testi
in italiano a ritmiche dispari – In Come ti salvo la vita i Sux! di Giorgio Ciccarelli vanno a braccetto con la Sweet Jane di Lou Reed -, fondendo leggerezze jazz e overdrive compressi come sardine – la tromba e i il riff magmatico di Ora di Punta -, perdendosi in fumose atmosfere da night-club (L’angolo dell’occhio).

Un procedere in linea retta che ha l’unico difetto di tergiversare –
talvolta troppo a lungo – tra le miriadi di note che escono dagli
amplificatori, col pericolo di nascondere l’evidente personalità sotto
un coacervo di idee e spunti sparsi. Piccolezze che rischiano di far
passare un progetto pur degno di nota per il “solito” dischetto indie.

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