Recensioni

Per raccontare la vita e le opere di una leggenda di Hollywood come Martin Scorsese, probabilmente servirebbero decine e decine di serie, ciascuna dotata di un particolare tema e uno specifico punto di vista. Tuttavia, il lavoro di Rebecca Miller nel suo ritratto in cinque parti per Apple TV, Mr. Scoresese, riesce nell’impresa di restituire le mille sfaccettature del genio della macchina da presa e le profonde contraddizioni dell’uomo dietro di essa.

Girata quasi con gli stilemi del grande cineasta newyorkese, la docuserie è un affresco piuttosto onesto e diretto che attraverso il racconto di amici, parenti e volti celebri che hanno condito gli 82 anni di vista del regista più “off” della New Hollywood, prova a scavare nella sua psiche, restituendo l’immagine di un uomo dalle mille vite e dalle innumerevoli sensibilità, inserendo tutto il possibile. Dagli esordi stentati al successo, passando per i terribili insuccessi e i fallimenti sentimentali, quello di Mr. Scorsese è un ritratto lucido e mai scontato, soprattutto per il lavoro che fa nel ricreare il contesto socio-culturale nel quale il giovane Martin è cresciuto e che è stato fondamentale per la costruzione di una poetica profondamente personale.

Mr. Scorsese, Martin Scorsese durante le riprese di The Last Waltz (Still dalla docuserie Apple TV)

Probabilmente, Miller avrebbe avuto bisogno di almeno il doppio degli episodi per restituire un racconto completo ed esaustivo per chiunque fosse affamato di conoscenza e per gli innumerevoli appassionati di cinema che divorano questo tipo di contenuti in streaming. Una sensazione dettata dal fatto che i primi episodi sono incredibilmente densi, perché volti proprio a ricostruire un mondo che faccia da base culturale del racconto, mentre i successivi perdono un po’ del brio e dell’intensità iniziale (bellissimo, alla fine del primo episodio, il cliffhanger sulle note di Jumpin’ Jack Flash per annunciare l’arrivo di Robert De Niro alla maniera di Mean Streets).

È un peccato che alcuni importanti lavori degli ultimi anni non vengano menzionati, come ad esempio lo straordinario approccio al 3D con Hugo Cabret, mentre l’impegno del regista con la Film Foundation e la World Cinema Foundation vengano appena citati nel finale (per non parlare del suo immenso lavoro da documentarista, eccezion fatta per quel meraviglioso capolavoro che è The Last Waltz), poiché Miller ha potuto contare su un vero e proprio ritrovo di vecchi amici: da Steven Spielberg a Brian De Palma, da Thelma Schoonmaker a Daniel Day-Lewis, dal già citato De Niro a Leonardo DiCaprio e alle figlie e le partner del passato (Isabella Rossellini inclusa).

Assente illustre, Joe Pesci ha scelto di non essere intervistato a quanto pare per non rivivere alcune esperienze traumatiche del suo passato (che nel suo lavoro con Scorsese gli hanno fruttato numerosi riconoscimenti, non ultimo l’Oscar al miglior attore non protagonista per Quei bravi ragazzi). Mr. Scorsese rimane un documento imprescindibile per ogni amante di questo leggendario regista e in generale per chiunque scelga di approcciarsi allo studio dell’arte cinematografica, perché il lavoro certosino di Rebecca Miller è uno spaccato fedele e appassionato di un determinato momento storico nella storia del cinema.

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