Recensioni

C’è voluta purtroppo la morte prematura di Jay Reatard per poter tornare a parlare della sua prima band, i Reatards. Teenage Hate è infatti la reissue del full-length targato 1998 con cui un diciottenne Jay, accompagnato dalla chitarra di Steve Albundy Reatard e dalla batteria di Elvis Wong Reatard, esordiva per la Goner dell’Oblivians Eric Friedl. Ora proprio la label di Memphis si prende la briga di rispolverare l’album impreziosendolo di un paio di misconosciute e limitate tapes – l’omonima The Reatards e Fuck Elvis, Here’s The Reatards, con Greg Oblivians Cartwright alle pelli – che alzano il minutaggio e offrono, se possibile, una visione del punk reatardiano ancor più grezza e lo-fi.
Sboccati e irriverenti, i Reatards erano nulla più, nulla meno di ciò che il nome stesso della band – scelto su “suggerimento” di un fan ad una delle prime uscite della band – lasciava intuire. Gente poco sveglia che si cimenta con la musica più sveglia, irriverente, sboccata e sbroccata che ci possa essere per un bored teenager americano medio: punk essenziale virato garage, registrato in cessofonia, zozzo come la morte e immediato come solo certo rock macchiato di nichilismo sa essere. Veloce e bruciante, diretto e spontaneo, senza uno straccio di futuro. Non sembra allora casuale la riproposizione all’interno del booklet delle parole di Jay Reatard che accompagnavano l’edizione originale e targate 31 marzo 1998: On the brink of turning 18 i wonder if all i have to offer the world is hate and negativity in the form of rock’n’roll or if everything will just magically change with the years. No, Jay. La magia appartiene al mondo delle favole e la morte, purtroppo, a quello del reale.
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