Recensioni

7.1

Sarà vero che le lodi portano male? Da che ne scrivemmo meraviglie a fine 2007, la Vampisoul ha alternato cose buone a qualche scivolone e un mazzo di cosucce talvolta carine, più spesso trascurabili. Il secondo volume della serie R&B Hipshakers risolleva in parte le quotazioni col suo pescare in marchi storici come King, Federal e DeLuxe in un arco di tempo che congiunge le metà di ’50 e ’60. Fa storia a sé Otis Redding che in un 45 del ’68 ricorda Little Richard con Shout Bamalama, laddove il resto potrebbe sottotitolarsi “American black graffiti” e nessuno avrebbe a dire. Tra strumentali ironici (Marsanova, Bossa Nova Watusi Twist) e un Mike Pedicin in anticipo sugli Specials (Burnt Toast And Black Coffee) non sfuggono le ragioni di tanta popolarità di questo materiale tra i cultori della materia.

Se Mary Johnson possiede il sapore dell’epoca di transizione, Rudy Ray Moore impasta swing e call & response perché è il ‘56; se Jail Bird di El Pauling & Royal Abbit salta fuori da “Animal House”, Hank Ballard & His Midnighters si prendono due bei brani – tra blues ‘n’ roll e la fuga dalla messa domenicale – per ricordarci che c’erano pure loro. Altrove assapori quanto di latente stava dietro all’innocenza e ti lasci schiodare dalla sedia da numeri cui è impossibile resistere, applaudendo un’ottima e malandrina Monkey Tonight di Eddie Kirk dalle parti di un James Brown girato blues. Raccolta gustosa per gli ascoltatori avvertiti, manna da cielo per titolari di DJ set.

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