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7.5

S’intitola Dancin’ In The Streets il nuovo lavoro dell’inafferrabile Tom Boogizm, in arte Rat Heart, in uscita per Modern Love, ma qui non si balla e tantomeno si inseguono groove o beat: l’elettronica resta sullo sfondo, ridotta a spettro mimetico, presenza evanescente più che motore ritmico.

Underdog di Wigan tra i più osannati (e distribuiti) da Boomkat negli ultimi anni, Boogizm è già autore di un più che valido omonimo album nel 2021, a cui è seguito l’altrettanto emblematico A Blues l’anno successivo. I paragoni naturali con Dean Blunt e Actress rimandano a una figura laterale, refrattaria a interviste e presenza mediatica tanto quanto un Burial. Le produzioni sono polverose, quando non subacquee, un lento corrodere le pareti del club britannico sotto una visione sempre più intima, acustica e (digital)pastorale. Soul, r’n’b e spoken word diventano così unguenti di un mondo lo-fi che sconfina nell’ambient, nel cui ventre abita un cuore cantautorale: un’anima in cerca di redenzione, la tensione verso una necessaria catarsi, in un mondo che sembra aver già superato la linea di non ritorno (“We’re livin’ in hard times” canta Boogizm in I H T).

Nella nuova prova, il folk sognante di The Relevant Elephant, insieme alla chitarra acustica, assume un ruolo centrale, così come il blues già evocato fin dal titolo della prova precedente. Ma Dancin’ In The Streets allarga ulteriormente il campo: è un doppio album che procede per stratificazioni emotive e deviazioni stilistiche, dove folk e blues diventano le due facce di un conio elegantemente soul. Un cantautorato laterale e onirico, in convergenza parallela con King Krule, un lento tête-à-tête con fantasmi lynchiani e hauntologie anni ’80.

Un disco che vive nei dettagli: il weird flamenco in They Done A Number On Us con un conturbante Tha Payne, la splendida voce soul di Cansu Kandemir su negativi grime e chitarre princeiane (che ritroveremo più volte in tracklist), la presenza carnale di Ruby Conner, il cui spoken word – con accenti rap – entra ed esce dalle curve a gomito di un funk dinoccolato e notturno (Real Hardcore Pleasure), la narrazione in spagnolo di Juan Camilo nella selva psichedelica di IGOTDRONESINMYBONES che, assieme al flauto di Adam Sinclaire, chiude il doppio album in un negative space tutto mancuniano sulle note di un isolazionismo quartomondista tra spettri post-punk e scorie industrial.

Fragranze, emozioni, strategie d’escapismo e tensioni post-millennium si rivelano, ascolto dopo ascolto, restituendo la grandezza di questo lavoro.

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