Recensioni

Tre tracce relativamente brevi che si muovono tra visione rock personale, spunti da americana rivisited, influssi etno-folk alla Sun City Girls e strutture free-form (il trittico To Melt The Moon, The Sin Eaters, Spiro Agnew), una mini-suite che indaga territori free-noise (Hard Times Befall The Door-to-Door Glass Shard Salesman) e una lunghissima cavalcata avant-rock (Mondays Are Free At The Hermetic Museum) che sale e scende in continuazione, svaria da oriente a occidente, crea castelli sonori in aria e li distrugge per poi ricominciare daccapo in una spirale ipnotica. Questo in buona sostanza il comeback numero tre per uno dei supergruppi più eccitanti di questo squarcio di millennio. Ben Chasny e Richard Bishop alle chitarre e il batterista extraordinaire Chris Corsano dietro le pelli sono i Rangda, demone balinese che si manifesta di quando in quando – False Flag era del 2010, del 2012 invece è Formerly Extinct, ultima uscita se si eccettua lo split 12” condiviso coi Dead C del 2013 – e quando lo fa ha sempre qualcosa da dire e da tramandare. In questo caso, come muoversi nel marasma della contemporaneità in over-produzione ovviando alle carriere pregresse del trio (e che carriere!) e creando un suono, prima ancora che un disco, che via via si evolve, muta, si trasforma fino a giungere ad un accordo tra le parti in causa (e rispettivi background) che, mescolando tradizione e innovazione, sfuriate e accondiscendenza, sa comunque di linguaggio personale, scarto in avanti, elaborazione concettuale da band più che da supergruppo occasionale.
Perché, a ben vedere, Rangda non è la semplice summa di tre parti separate riunite sotto un vessillo comune, quanto tre anime affini che giocano, si scontrano, si rincorrono su vari territori sonori cercando un humus comune da rivisitare e riassemblare in continuazione.
Amazon
